Bimba con due mamme, ok Corte appello Roma

Bimba con due mamme, ok Corte appello Roma

Roma - Due donne lesbiche e la loro figlia rappresentano a tutti gli effetti una famiglia. Il via libera ufficiale e' della sezione minori della Corte d'appello di Roma (presidente Alida Montaldi) che ha confermato quanto deciso circa un anno e mezzo fa dai giudici del tribunale chiamati ad affrontare il primo caso in Italia di adozione da parte di una coppia omosessuale. Le due donne, entrambe romane, vivono assieme dal 2003, e la bimba, nata in Spagna con la procreazione assistita eterologa sei anni fa, grazie a questo provvedimento puo' essere adottata dalla mamma non biologica e avere il doppio cognome. "Sono molto contenta - ha commentato all'Agi l'avvocato Maria Antonia Pili di Pordenone - perche' al di la' della fatica professionale e del successo tecnico-giuridico, la sentenza, motivata in maniera ineccepibile sulla base dell'articolo 44 della legge sulle adozioni in casi particolari, riconosce una veste giuridica a situazioni di fatto gia' consolidate. La coppia che io rappresento legalmente ha un legame solido e stabile da tempo e la ragazzina e' assolutamente serena e tranquilla. Ma i bambini non si fanno mai troppi problemi, sono gli adulti a crearne di continuo". L'auspicio dell'avvocato Pili e' che questo provvedimento "aiuti il legislatore a completare l'iter sulle unioni civili".

Una minore puo' essere adottata dalla convivente della madre biologica se il rapporto che di fatto esiste tra la piccola e la donna che ne chiede l'adozione realizza "il preminente interesse della minore stessa". E' un passo della motivazione della sentenza con la quale la Corte d'appello di Roma ha confermato quanto deciso in primo grado lo scorso anno riconoscendo a una bimba di sei anni il diritto a essere adottata dalla madre non biologica, in virtu' di un "legame con lei instaurato sin dalla nascita e caratterizzato da tutti gli elementi affettivi e di riferimento relazionale". "Non si tratta, come sostiene il pm (che aveva impugnato la sentenza di primo grado, ndr), di affiancare una seconda figura materna o di creare un nuovo rapporto genitore-figlio - spiega la Corte d'appello - ma di prendere atto di una relazione gia' sussistente e consolidata nella vita della minore e valutata l'utilita' per quest'ultima che la relazione di fatto esistente sia rivestita giuridicamente a tutela della minore stessa".

E "non si tratta, come ancora sostiene il pm, di rispondere all'esigenza di riconoscimento di una bigenitorialita' non ancora consentita dalla legge, attivita' che la Corte non ritiene di dover svolgere perche' effettivamente fuorviante, soggetta a evidente strumentalizzazione ideologica e riservata al Legislatore, ma di valutare il legame esistente" tra la minore e la mamma non biologica, "quest'ultima considerata autonomamente e non per la relazione con la madre della minore". E la Corte d'appello ha tenuto conto che "le indagini hanno consentito di accertare, quanto alla minore, uno stato di benessere coinvolgente aspetti ludici, sociali, scolastici, ricreativi, affettivi, culturali, educativi e materiali" che la madre non biologica "concorre ad assicurare e soddisfare sin dalla nascita della minore; in particolare quest'ultima risulta vivere - si legge ancora nella motivazione della sentenza - con naturalezza la propria storia e realta' familiare, condizione che consente di ritenere sussistente intorno alla minore un contesto personale e familiare, di cui la madre non biologica e' aprte rilevante che puo' rassicurare circa la rispondenza alla necessita' della minore di affetto, ascolto, sostegno e sicurezza, anche in un'eventuale prospettiva di insorgenza di difficolta'". (AGI)

(23 dicembre 2015)