Auto su folla a Roma: 17enne rom, "guidavo io"; scontri al sit-in di Casa Pound

(AGI) - Roma - Ha ammesso di essere alla guida dellaLancia Lybra che il 27 maggio scorso ha travolto nove persone a 

(AGI) - Roma, 3 giu. - Ha ammesso di essere alla guida dellaLancia Lybra che il 27 maggio scorso ha travolto nove persone aRoma, uccidendo una donna, e di non essersi fermato all'altintimato dalla polizia per paura: era senza documenti e temevadi pagarla cara. Il rom di 17 anni, fermato assieme al fratello19enne dopo una fuga di alcuni giorni, deve pero' restare incarcere. Il gip del tribunale dei minori, che lo ha interrogatoquesta mattina presso il centro di via Virginia Agnelli, haconvalidato il auo arresto ed emesso un'ordinanza di custodiacautelare per concorso in omicidio volontario con doloeventuale, reato contestato anche al fratello maggiore e allaconvivente di 17 anni, la prima ad essere finita in manettedopo quell'assurdo inseguimento in via Mattia Battistiniconcluso nel sangue. "Il mio assistito - ha detto l'avvocatoAntonio Gugliotta - ha risposto a tutte le domande. Ha detto algip che c'era lui alla guida e che seduto accanto aveva ilpadre. Dietro c'erano il fratello e la sua convivente. Lui haspiegato di non essersi fermato all'alt perche' spaventato: inuna circostanza simile era stato picchiato dagli agenti epensava di prendere nuovamente delle botte perche' non aveva lapatente ne' l'assicurazione. Io non credo che si sia reso contodi cio' che ha fatto - ha proseguito il penalista -. Ilproblema e' proprio questo, si tratta di valutare il grado dimaturita' del minore. Era terrorizzato e ha chiesto perdono, e'sinceramente addolorato". Al giudice il rom minorenne haraccontato che l'auto era la sua: l'aveva comprata giorni primaper 700 euro perche' era "un catorcio" e quindi non potevaandare a 180 km all'ora, come sostenuto dagli inquirenti.Spaventatosi alla vista della volante, il ragazzino potrebbeaver schiacciato "per sbaglio il pedale dell'acceleratore" alposto del freno. Quanto ai giorni di fuga per evitarel'arresto, lui e il fratello 19enne, che in macchina quellasera continuava a dargli del "bastardo" e del "disgraziato" perquello che aveva fatto, avrebbero dormito sfruttando ripari difortuna, "siamo stati all'addiaccio senza poter mangiare. Cisiamo nascosti perche' temevamo di essere ammazzati". Intanto,anche il padre e' stato iscritto sul registro degli indagatidalla procura di Roma per concorso in omicidio: il procuratoreaggiunto Pierfilippo Laviani ha disposto una serie diaccertamenti finalizzati a definire l'effettiva presenzanell'auto dell'uomo che in un primo tempo, senza risultaremolto credibile, si era autoaccusato dicendo di essere allaguida della vettura in stato di ubriachezza. Domani mattina e'previsto l'interrogatorio a Regina Coeli del rom 19enne che,stando al suo difensore, potrebbe avvalersi della facolta' dinon rispondere. Mentre sale la tensione nel quartiere: unpresidio Casa Pound a Boccea e' stata contestato da alcuniantagonisti, la cui manifestazione non era autorizzata; ipartecipanti sono cosi' stati allontanati dalla polizia. I duegruppi hanno scambiato slogan, tenuti sotto controllo dalleforze dell'ordine. "Alcuni italiani non si arrendono", erascritto sullo striscione tricolore dei militanti della destra,che chiedono la chiusura dei campi rom, mentre sul fronteopposto si chiede "Solidarieta' per Corazon e tutti gliimmigrati". blindati della polizia e agenti in tenutaantisommossa che hanno allontanato, non senza qualche spintonee attimo di tensione, i manifestanti antirazzisti. Questa lascena in piazza Battistini. "Non e' accettabile che quattrogatti vogliano impedire una manifestazione regolarmenteautorizzata", ha detto uno dei manifestanti di CasaPoundriferendosi a quelli dei centri sociali, "solo per difenderechi viene a casa nostra e viene trattato in modo diversorispetto agli italiani: a noi ci sgombererebbero dopo pochiminuti mentre qui assistiamo al continuo nascere di campi romillegali. Vogliamo che senza paura vengano portate le ruspe echiusi questi campi". .