Arrestato Rossano Cochis, fu il braccio destro di Vallanzasca

L'uomo è accusato di tentata estorsione nell'ambito di alcune operazioni di compravendita immobiliare a Milano

Arrestato Rossano Cochis, fu il braccio destro di Vallanzasca
rossano cochis 

Milano - La polizia di Milano ha eseguito un ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti di Rossano Cochis, 69 anni, il braccio destro di Renato Vallanzasca. L'uomo è accusato di tentata estorsione nell'ambito di alcune operazioni di compravendita immobiliare a Milano.

Il suo rapporto col 'bel Rene'' era cosi' inossidabile che quando il capo della banda della Comasina lo chiamo' in causa davanti ai giudici per una rapina, lui non se la prese affatto e si limito' a un'alzata di spalle: "Se lo dice Renato che ero con lui, sara' vero". Rossano Cochis, detto 'Nanu', era considerato negli ambienti criminali il 'luogotenente' di Renato Vallanzasca: insieme hanno messo a segno alcuni dei 'colpi' piu' roboanti della Milano criminale negli anni settanta. Estorsioni, rapine, sequestri di persona, evasioni, omicidi: una piramide di reati tale da fargli guadagnare 37 anni di carcere, tutti scontati fino alla promessa a mamma Bruna, a liberta' riconquistata nel 2014, di aver chiuso per sempre con quella vita. Nato a Carpenedolo (Brescia), 69 anni, giovinezza da paracadustista, vive il suo 'battesimo' con una rapina alla banca del paese vicino: "E' stato tutto facile - racconto' in un'intervista - ero cosi' emozionato che mi scappava la pipi', prima e durante la rapina". Conobbe Renato Vallanzasca tramite il fratello di lui ed entro' nella 'banda della Comasina'. "Anche se il termine banda era improprio - disse Cochis - Non c'erano gerarchie, il mito di Renato l'avete creato voi giornalisti. Quel gruppo era un mix di spregiudicatezza e incoscienza". A differenza della banda rivale guidata da Francis Turatello, gli uomini della Comasina non ebbero contatti con la criminalita' organizzata. Cochis arrivo' perfino a scagionare Turatello per una rapina da 15 milioni nel 1976 al Brera Bridge (denaro, preziosi e un assegno da 50 milioni di lire) inviando una lettera ai giudici in cui confesso' di avere usato il nome di Turatello e si addosso' tutte le responsabilita' del 'colpo'. 'Nanu' aveva un carattere esuberante, si ricorda una sua scenata memorabile al processo d'appello alla banda capeggiata dal 'bel Rene'', quando esorto' il giudice a mangiarsi il codice penale perche' gli aveva concesso troppo poco tempo per vedere il suo legale. Sembrava essersi 'arreso' all'anziana madre dopo l'ultima scarcerazione perche' non voleva farla "morire di crepacuore" e invece oggi e' finito di nuovo dentro.

(AGI)