A Roma è polemica ma a Rovigo i concorsi per non obiettori sono già realtà

Nella provincia veneta era stato indetto un concorso per il centro di fecondazione assistita dell'ospedale di Trecenta. Il caso del Lazio

A Roma è polemica ma a Rovigo i concorsi per non obiettori sono già realtà
 fecondazione (Agf)

La decisione della Regione Lazio di assumere all'ospedale San Camillo di Roma due medici a patto che non siano obiettori di coscienza ha scatenato le polemiche, ma non è un caso isolato in Italia. L'Azienda sanitaria di Rovigo ha intrapreso un percorso simile già qualche tempo fa, lanciando un concorso per individuare biologi che lavorino nel centro per la fecondazione assistita dell'ospedale di Trecenta. 

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Rovigo, cercasi biologi 'non obiettori' per fecondazione assistita

Come recitava il bando (ormai concluso e con graduatoria resa pubblica), "trattandosi di selezione per dirigente biologico specifica per l'attività di laboratorio di pma, considerata la sostanziale infungibilità della figura professionale ricercata, costituisce giusta causa di recesso dell'azienda, l'eventuale comunicazione da parte del dirigente di 'obiezione di coscienza' all'attività di pma, in quanto la prestazione lavorativa diventerebbe oggettivamente inesigibile". 

Azienda, "scelta necessaria per assicurare l'attività"

La scelta dei dirigenti dell'azienda sanitaria si è resa necessaria anche per la grande richiesta del servizio di procreazione medica assistita: il centro sta seguendo circa 150 coppie e oltre 300 sono in attesa. Per questo, nel momento in cui è stato necessario 'rinforzare' la struttura, dopo che nel 2015 si era già verificata una carenza di biologhe in servizio, si è scelto di rivolgersi a 'non obiettori' in modo da assicurare la continuità dell'attività. 

Zaia, "la discussione è un controsenso"

Niente da eccepire per il presidente del Veneto, Luca Zaia, che ha ricordato come "per praticare una fecondazione servono dei biologi e se si vuol essere assunti per fare quel servizio l'obiezione è un controsenso". Opposta la reazione del presidente della Commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi: "Se confermato, il bando è un atto incostituzionale perché discriminatorio".