Mentre il Pd sceglie il leader un elettore su tre è con M5S 

Supermedia, l'appuntamento del venerdì con le analisi dei sondaggi elettorali

Mentre il Pd sceglie il leader un elettore su tre è con M5S 
 Grafico

Secondo appuntamento con la nostra Supermedia dei sondaggi elettorali. Come abbiamo spiegato la scorsa volta​, si tratta di una media ragionata dei vari sondaggi sulle intenzioni di voto. È una media “mobile” perché prende in considerazione la media dei dati usciti nelle ultime due settimane e le mette a confronto con il dato medio risalente al mese precedente. Ed è una media ragionata, perché i tempi e i modi con cui ciascun istituto di sondaggio effettua le sue rilevazioni sono differenti. Valutare gli scostamenti di questa media mobile da una settimana all’altra è un esercizio inutile, perché questi scostamenti potrebbero essere spiegati dai tanti fattori che normalmente causano fluttuazioni in alto o in basso. Ecco perché è meglio concentrarsi su periodi più lunghi.

I nuovi dati

Veniamo ai dati di questa settimana. Il Movimento 5 Stelle si conferma primo partito, con il 29,1% delle preferenze. I grillini sono in crescita di quasi un punto percentuale rispetto a un mese fa (quando erano comunque primi, ma di un soffio sopra il PD). Al secondo posto il Partito Democratico (27,6%) a cui non sembra giovare il dibattito congressuale iniziato nelle scorse settimane. Lega Nord e Forza Italia sono stabili, intorno al 12%. Il partito di Matteo Salvini rimane su valori pressoché identici rispetto a un mese fa, e sembra incapace di smuovere ulteriormente il consenso nel centrodestra – almeno fin quando non vi sarà una ridefinizione di leadership e alleanze (e delle regole elettorali da cui queste cose dipendono). In calo di mezzo punto Fratelli d’Italia, dal 5,3 al 4,8%. Il movimento “Articolo 1 - Democratici e Progressisti”, ossia i fuoriusciti dal PD, si è ormai attestato poco sopra il 4%, in lieve aumento rispetto a un mese fa, quando i sondaggi avevano appena iniziato a rilevarlo. Tale aumento però non compensa la perdita subita da Sinistra Italiana, che “copre” un’area di elettorato simile, alla sinistra del PD, e che in un mese passa dal 3 al 2,3%. Infine, il partito di Angelino Alfano (Alternativa Popolare) continua ad oscillare intorno alla soglia del 3%: trattandosi della soglia di sbarramento per entrare alla Camera dei Deputati, la variazione che in un mese porta AP dal 2,9% al 3,1% appare cruciale, per quanto lieve. 

 

 

Le convenzioni di circolo del PD

Questa settimana si è aperta con un fatto politico piuttosto rilevante: la vittoria, molto netta, di Matteo Renzi nelle convenzioni di circolo del PD, prima fase (riservata agli iscritti) del congresso eleggerà il nuovo segretario dei democratici con le primarie del prossimo 30 aprile. E, trattandosi di un appuntamento elettorale di una certa importanza, non potevano mancare i sondaggi anche su questa competizione. Abbiamo raccolto quelli dell’ultimo mese, provenienti da diversi istituti: e tutti dipingono una situazione simile, con Renzi nettamente in vantaggio sui suoi due sfidanti, Andrea Orlando e Michele Emiliano. Si tratta, naturalmente, di dati da prendere con le proverbiali molle: in primis perché (e questo vale soprattutto per le rilevazioni meno recenti) in alcuni casi il nome e perfino il numero degli sfidanti non era certo. E poi perché, rispetto ai sondaggi “normali”, fare un sondaggio su delle elezioni primarie presenta varie difficoltà aggiuntive. Ad esempio, trattandosi di una competizione riservata – almeno ufficialmente – agli elettori del PD, bisogna creare un campione rappresentativo degli elettori del PD. Ma non tutti gli elettori del PD voteranno alle primarie: bisogna quindi intervistare solo chi, tra loro, si dichiara intenzionato a prendervi parte. E però, essendo primarie “aperte”, sono legittimati a partecipare anche elettori di altri partiti: anche quelli vanno inclusi nel campione. A tutto ciò si aggiunga che: non tutti i potenziali votanti sanno che queste primarie si terranno il 30 aprile; non tutti sanno chi sono gli sfidanti; non tutti sanno precisamente a cosa servono; e di certo non tutti conoscono la regola per cui se uno dei candidati non raggiungerà il 50% il nuovo segretario sarà eletto dall’assemblea nazionale del PD. Tutte queste complicazioni fanno sì che i dati di questi sondaggi siano molto variabili: non solo tra un istituto e l’altro (cosa facile da aspettarsi, poiché ognuno utilizza una diversa metodologia), ma anche nel corso del tempo tra i dati di uno stesso istituto. 

 

 

Nel Partito Democratico situazione identica al 2013

Ma anche tenendo a mente tutte queste “precauzioni”, questi dati raccontano qualcosa di non scontato. In primo luogo, ci dicono che le percentuali dei tre candidati sono molto simili ai risultati ottenuti nelle convenzioni di circolo: e questo di per sé potrebbe non sorprendere, se non fosse che nel precedente congresso (2013) vi fu una differenza non da poco tra voto degli iscritti e voto nelle primarie. Ma soprattutto, questi sondaggi ci dicono che la situazione, all’interno dell’elettorato democratico, è rimasta sostanzialmente identica a quella fotografata dalle primarie dell’8 dicembre 2013 con cui Renzi diventò segretario battendo Cuperlo e Civati: nonostante siano passati tre anni e mezzo e tre governi tutti a guida PD (Letta-Renzi-Gentiloni), l’ex premier gode ancora del sostegno di circa due terzi degli elettori democratici. Ma mancano ancora più di tre settimane alle primarie, e la situazione potrebbe cambiare. E potrebbero essere proprio i sondaggi a rivelarci questi cambiamenti: ecco perché li terremo d’occhio.