Perché il voto di domenica in Germania potrebbe cambiare il destino dell'Europa

Secondo la Supermedia Agi potrebbe entrare per la prima volta in Parlamento il partito euroscettico AfD

Perché il voto di domenica in Germania potrebbe cambiare il destino dell'Europa

Ormai ci siamo: tra due giorni, domenica 24 settembre, la Germania andrà al voto per eleggere il nuovo Bundestag, la cui composizione determinerà gli orientamenti politici del governo tedesco per i prossimi 4 anni.

Il sistema politico tedesco

Riepiloghiamo brevemente i caratteri principali del sistema politico tedesco (che avevamo esposto più nel dettaglio QUI). La Germania è una repubblica parlamentare come l’Italia, quindi il capo del governo (Cancelliere) è nominato dal Presidente della Repubblica e deve avere la fiducia del Parlamento, che è monocamerale; in verità esiste anche un Senato (il Bundesrat), ma non è eletto direttamente dai cittadini e non ha un legame fiduciario con il governo. Il sistema elettorale è proporzionale, ma al Bundestag entrano solo i partiti con almeno il 5% dei voti: una volta nominato un Cancelliere, il Bundestag può sfiduciarlo solo se contestualmente ne propone un altro (è questa la cosiddetta “sfiducia costruttiva”).

 

Angela Merkel contro Martin Schulz

Angela Merkel, attuale Cancelliera in carica ininterrottamente dal 2005, cerca il quarto mandato consecutivo. Per ottenerlo, dovrà sperare che il suo partito, la CDU/CSU, abbia la maggioranza relativa dei voti. Dopodichè, come già avvenuto nel 2005, nel 2009 e nel 2013, dovrà negoziare un governo di coalizione con uno o più altri partiti. I socialdemocratici si affidano invece al carisma di Martin Schulz, per molti anni frontman degli eurosocialisti a Strasburgo con l’ingrato compito di risollevare la SPD dal ruolo di sparring partner della Merkel in governi di Grosse Koalition: storicamente, infatti la SPD è stata il principale competitor della CDU, e i due grandi Volkspartei hanno dato vita a un’alternanza bipolare durata dal secondo dopoguerra al 2005. Entrambi i partiti hanno governato alleandosi con uno dei due partiti minori: i liberali della FDP e i Verdi (Grünen).

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La 'supermedia' 

Prop1rio questo schema, però, potrebbe essere destinato a “saltare” con le elezioni di domenica prossima. E il perché ce lo spiegano i sondaggi: questa settimana abbiamo realizzato un’apposita Supermedia con i dati più recenti forniti negli ultimi 10 giorni da ben 8 istituti demoscopici tedeschi. Vediamo innanzitutto i dati, e poi la probabile distribuzione dei seggi al Bundestag.

Perché il voto di domenica in Germania potrebbe cambiare il destino dell'Europa
Martin Schulz (Afp) 

Come si vede chiaramente dai numeri, la CDU/CSU è nettamente il primo partito, ed esistono ben poche possibilità che si verifichi un suo crollo in queste ultime 48 ore che ci separano dal voto. 14 punti sono tanti, e anche se moltissimi elettori dovessero cambiare idea a ridosso del voto è quasi impossibile per la SPD sperare in un sorpasso. La Merkel sembra avviata in scioltezza verso il suo quarto mandato. Tutto come prima, quindi? Non proprio.

Euroscettici in Parlamento

Innanzitutto, la Germania si prepara a un evento “storico”: per la prima volta potrebbe entrare al Bundestag un sesto partito, Alternative fur Deutschland. AfD è un partito euroscettico, inizialmente fondato da economisti contrari all’euro (definito svantaggioso per gli interessi della Germania), e che in seguito è andato assumendo connotati sempre più xenofobi, attaccando costantemente la Merkel per la sua politica sui migranti, definita troppo morbida. Soprattutto nella Germania orientale, AfD sta crescendo molto, e dopo aver mancato la fatidica soglia del 5% nel 2013 stavolta potrebbe addirittura arrivare alla doppia cifra ed essere il terzo partito.

Coalizione più difficile

La necessità di dover “fare spazio” a un nuovo soggetto rende più difficile la formazione di una coalizione composta da soli due partiti: l’unica possibilità, numeri alla mano, sarebbe la terza Grosse Koalition CDU-SPD in quattro legislature, prospettiva che molti socialdemocratici preferiscono decisamente evitare. Eppure, l’alternativa si chiama “coalizione Giamaica”, cioè un’alleanza a tre partiti tra CDU, FDP e Verdi (i cui colori sono appunto nero, giallo e verde come la bandiera del paese caraibico). Se è vero che questa alleanza si è già formata in passato a livello regionale (anche i “parlamentini” dei Land sono eletti come il Bundestag e si rende spesso necessaria una coalizione) si tratterebbe di un inedito assoluto a livello nazionale, e gli esiti politici sarebbero un’incognita totale.

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 Elezioni in Germania, Merkel e Schulz

Da queste elezioni dipende il destino dell'UE

Dall’esito di queste elezioni, infatti, dipende non solo il destino della Germania, ma anche dell’Unione Europea. L’UE sta infatti attraversando un periodo di transizione e le riforme future dipenderanno da un accordo tra Francia e Germania. Accordo che sarebbe più facile se il governo tedesco fosse retto ancora da un’alleanza tra Merkel e socialdemocratici; molto meno se dell’esecutivo facessero parte i liberali della FDP, il cui leader Lindner ha fatto capire molto chiaramente di ritenere irricevibili le posizioni di Macron sulle riforme dell’Unione.



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