A Mattarella piace il rugby. E non poteva essere altrimenti

Uno sport leale che induce alla cogitazione. E in cui, soprattutto, si rispetta l'arbitro

A Mattarella piace il rugby. E non poteva essere altrimenti

Pare che Sergio Mattarella abbia scoperto il rugby: merito dei nipoti, che lo hanno trascinato a vedere l’esordio dell’Italia al Sei Nazioni. Più lento del calcio, da lui pur seguito con sereno e distante coinvolgimento, per questo meno nervoso. Induce all’ammirazione del bel gesto sportivo e tattico, lascia che tra un’interruzione e l’altra del gioco si possa indulgere alla cogitazione.

Niente piagnistei, né recriminazioni

Ruvido, il rugby, ma anche molto corretto. Sangue sputato sul campo, lividi e nasi schiacciati. Una vera battaglia, combattuta però sempre secondo le regole e, soprattutto, sotto la direzione attenta e decisa dell’arbitro. Il quale spiega ogni volta il perché delle sue decisioni, e una volta data la spiegazione palla a terra e si ricomincia: né  piagnistei né recriminazioni. Non è che non siano tollerate, semplicemente non esistono. Se ne sono accorti gli inglesi, l’altro giorno con l’Italia che aveva trovato la via per uccellarli dopo ogni placcaggio. Loro, gli Inventori, non ci capivano più niente e hanno cercato di gridare al gioco scorretto. Loro, i creatori dello spirito sportivo. “Dylan mi dispiace, gli italiani hanno ragione e io non posso darti nessun consiglio: sono l'arbitro, non il tuo allenatore”, ha detto al loro capitano  l’arbitro Poite, che pure è un francese. Dylan ha dovuto riferire ai compagni e se l’Inghilterra alla fine ha prevalso, è perché ha dovuto adattarsi alle nuove condizioni.

Non tirate la giacca dell'arbitro

Come potrebbe non piacere uno sport del genere ad un uomo che, nel discorso di insediamento, si paragonò per l’appunto a un arbitro da non tirare per la giacchetta? “All’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L'arbitro deve essere  - e sarà - imparziale. I giocatori lo aiutino con la loro correttezza”, enunciò di fronte ai grandi elettori di Camera e Senato. Ancora non lo sapeva, ma aveva già fatto sua la filosofia del rugby. Sport che si gioca con una palla innaturalmente ovale, la quale schizza salta rimbalza come una capra matta da una parte all’altra, ed è assai difficile da gestire.  Ma è anche questo il suo bello, perché se fosse tonda tutto sarebbe facile e scontato, perfetto e gestibile come una seduta a Westminster. E invece no: la palla ovale rende tutto più complicato e sorprendente, obbliga i giocatori a non perdere d’occhio mai il centro dell’azione, ché basta un attimo e sei buggerato.

L’arbitro interviene solo se non si gioca secondo le regole, mica per favorire qualcuno. Lo hanno capito, l’altro giorno, anche gli Inventori, quelli che fino ad allora credevano di avere il diritto di vincere solo perché sono i primi nel ranking mondiale, e nei sondaggi tra gli appassionati sono sempre i più seguiti.