Al di là della staccionata. Cosa ci dice la scrittura di Fabrizio Corona

L'analisi grafologica di una lettera dal carcere del fotografo

fabrizio corona lettera

La normalità è semplicemente quel qualcosa di catalogabile e ripetibile, di cui si scorgono i confini e si ripetono i codici d’accesso. C’è chi, invece, come Fabrizio Corona, vive al di là della staccionata e dei confini comunemente condivisi. Predomina una curvilineità di tracciato, sensibilità, accoglienza, dolcezza e generosità che caratterizzano la sua parte intimamente privata ma solo per pochissimi. È fondamentalmente un curioso, che ama rovistare, soprattutto, nelle nuove cose, ma, con la stessa velocità, quelle stesse cose entrano per poi uscire, senza lasciare grandi tracce. La sua scrittura rivela il fermento di esistere in una propria dimensione di realtà/verità, in cui i codici d’accesso si rigenerano continuamente, mostrano nuove vie e nuovi intralci.

Il tracciato che esprime la grafia di Fabrizio Corona è inquieto, carico di bisogni da ascoltare e soddisfare velocemente. È carico di idee ed iniziative, come si evince dalla notevole quantità di segni grafici prodotti, nel rappresentarsi ad un mondo che non vuole ascoltarlo ma solo giudicarlo. Ma lui prosegue, comunque, nonostante gli indelebili segni, pur percependone la fatica e il peso di quei giudizi ciechi ed inclementi. Il calibro letterale è grande, mentre la larghezza di lettera è stretta fra lettere e parole, di chi cerca una luce interiore, entro cui respirare una volta in più, non concedendo molto spazio d’azione. Ma quelle ombre, compagne di viaggio, lo invitano a spogliarsi e a ridisegnare vecchi tatuaggi, in una danza dalle lingue di fuoco.

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Le sue linee grafiche sono copiose ed abbondanti ed i suoi geni d’autore scrivono la storia di Fabrizio, in un maniera nuova, dalla fine all’inizio. Possiede un’intelligenza vivida e colorata, che scava sia in profondità che in superficie, alla ricerca di sapori forti. Il taglio sopraelevato delle “t” Indica come Fabrizio non ama sottostare al comando di intelligenze assimilative e ripetitive, per nulla elastiche ed adattive. L’insieme della sua scrittura esprime un ritmo intenso, dalle note dissonanti, in cui sia attesta e si riconferma puntualmente alla vita. La discendenza delle linee di scritture rivela, in quel periodo di restrizione a San Vittore, una percezione di soccombenza e di impotenza, a cui non si è né consegnato e né arreso, delegando alla forza di quelle parole scritte e sofferte, una finestra di anelata libertà. Disposizione spaziale affollata, intensa e travagliata di chi si sente relegato e confinato in una vita non più sua, dove il proprio tempo è diventato, di colpo, di gestione altrui, in una realtà di segregazione ed isolamento. Ma oggi è giunto il momento di cose nuove e di grandi fiamme, ed Asia Argento entra nella sua vita a tingerla di trasgressive miscele cromatiche. C’è affinità di coppia fra Asia e Fabrizio? Assolutamente si! Due fuochi impetuosi che s’incontrano, in movimenti primordiali, che li vede svestiti dai inutili orpelli comuni, in un desiderio di risveglio, ma solo per quel tempo che decideranno di incontrarsi.



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