Il marchio italiano sullo sport mondiale

C'è chi resta totalmente tricolore e regge la concorrenza dei colossi internazionali

tennis calcio lotto Veso Matijas

C’è una formichina italiana, un'azienda d’abbigliamento sportivo interamente a capitale italiano, che compete alla pari coi colossi Nike ed Adidas. Il suo logo, il rombo, lo vedete spesso fra tennis e calcio, anche nelle finali Slam, anche domenica scorsa, nella finale di Umago tutta marchiata dalla Lotto di Montebelluna, fra l’italiano rivelazione dell’anno, Marco Cecchinato, e l’argentino Guido Pella. Ma chi è l’uomo che compie questo miracolo? Il global marketing manager di Lotto si chiama Veso Matijas, somiglia a Capitan America, e forse un supereroe lo è davvero.

Qual è il suo segreto?

“Giocavo a tennis, da croato, ho sempre respirato l’aria dello sport, ho giocato anche a basket, a pallanuoto, a calcio in spiaggia chissà, magari, fossi stato più ambizioso e avessi avuto una scuola, invece di gareggiare sempre tutti contro tutti… Sono stato anche organizzatore di tornei, di Davis, di esibizioni, che con Becker e col giovane Federer, di concerti di musica classica, di rock, mi sono occupato anche di sci. E tutto questo fa la mia esperienza di manager. Prima alla Diadora dal 2004 al 2006 e da allora alla Lotto, dove sono responsabile sponsorizzazioni ed eventi”.

Qual è la prima qualità che cerca in un’atleta?

“Quella che non si insegna: se lotta, se ha determinazione, se ha voglia di sacrificarsi per arrivare, se desidera la vittoria, o ci nasci o non la trovi. Ed è la qualità distintiva del campione. Dovevate vedere Federer a 13 anni, poi si è calmato e si è messo lo smoking, ma la voglia gli è rimasta, e forte, come si vede dalla sua longevità”.

Il più bravo cacciatore di talenti è un egocentrico solista come i campioni di tennis?

“Non sono un cacciatore di talenti, sono una persona fortunata che riesce ad identificare un atleta da come sta in campo. Solista sì, ma ho una rete di conoscenze, di persone che guardano per me in giro per il mondo, tanto che all’ultimo Roland Garros avevamo 100 giocatori col marchio Lotto, di 40 paesi, a cominciare da finalista, Kevin Anderson, che è sudafricano, per arrivare al Burundi. Seguiamo 400 tennisti nel mondo, in Italia abbiamo il 70% dei migliori, o sotto contratto o come aiuto. Seminiamo tantissimo sui giovani, lavorando tutto il giorno, tutti i giorni, con grande passione, per tener alto il nome dell’azienda che ha come primo primo azionista e presidente Andrea Tomat e che nasce come scarpe sportive, da Navratilova, a Becker, a Muster, i nostri primi testimoni più famosi”.

Domenica la Lotto ha fatto un boom.

“E’ stata esaltante prima il successo di Alizé Cornet a Gstaad, poi la finale di Martic a Bucarest e in serata il derby Cecchinato-Pella…. Sono orgoglioso dei risultati, quand’ero Ion Diadora abbiamo portato Gaudio a vincere a sorpresa il Roland Garros, e in Lotto abbiamo avuto vittoria e finale al Roland Garros di Francesca Schiavone, vittoria a Wimbledon di Marion Bartoli, le due finali di Robin Soderling a Parigi, quella di Aga Radwanska, David Ferrer e ora di Kevin Anderson a Wimbledon. Per parlare solo degli Slam”.

Ferrer è il giocatore al quale è più legato?

“Con David ho un rapporto di grande amicizia, lo seguo da sedici anni”.

Cecchinato è un altro oscar… Che esplosione quest’anno!

“Mi colpisce per come si comporta, sta performando, non sai dove può arrivare, domenica contro Pella, era convinto di vincere, non aveva dubbi e lo ha dimostrato con la personalità e col gioco. Può salire in alto. Come Berrettini, anche lui in costante, importante, crescita. I loro progressi stanno stimolando anche Fognini”.

Agli Us Open che faranno i giocatori col marchio Lotto?

“Saremo il primo o forse il secondo brand. Non parliamo di budget, parliamo di investimenti, mirati, pesati, giusti. Parliamo di tecnologia all’avanguardia, dalla prima scarpa di calcio senza lacci che avevamo lanciato noi alla prossima scarpa super leggera da tennis ma anche strutturata, la Mirage”. Nome affascinante per una azienda leader che vive di certezze.



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