Noi e gli alieni, una riflessione

La posizione di Stephen Hawking ha riaperto un dibattito che esiste da sempre: gli alieni esistono o no? 

spazio alieni hawking

La questione se siamo soli o meno nell’universo è forse da sempre presente nell’Umanità. Sono cambiate certamente le dimensioni di quello che chiamiamo ora Universo. Una volta la domanda poteva essere “ ci sarà un’altra civiltà al di là del mare?”. Ora il nostro mare sono le profondità tra le stelle, ma la questione resta, così come le paure per chi può essere diverso da noi. La storia dell’umanità è infatti costellata di invasioni che venivano da oltre l’orizzonte. Ma questo è stato un comportamento tipico dell’Umanità. Come possiamo sapere se altre civiltà, qualora esistessero e potessero entrare in contatto con noi, abbiano la stessa attitudine di conquistare, comandare o distruggere? Questa visione è chiaramente antropocentrica. La recente rivelazione dal Green Bank Telescope di segnali, che hanno le caratteristiche, che in base ai nostri modelli, dovrebbero avere comunicazioni da parte di forme intelligenti, ha riaperto la questione. La posizione di Hawking è in quest’ottica: se ci sono alieni, sono pericolosi. Per semplificare chiamiamola la visione “Alien”. Tuttavia potrebbero essere molto civilizzati , pacifici e interessati ad aiutarci. Una visione direi di tipo “ET”.  Non abbiamo modo di risolvere la questione in via teorica. D’altra parte cosa vuol dire, praticamente, rispondere a segnali inviati 3 miliardi anni fa? Il pensiero di Vittorio Sabadin è del tutto condivisibile, o almeno lo è da me. Facciamo due conti. Se anche rispondessimo adesso, la nostra risposta arriverebbe tra altri 3 miliardi di anni e se gli alieni partissero, anche viaggiano alla velocità della luce, ce ne metterebbero altri 3. In totale 9 miliardi di anni. Un tempo superiore a quello in cui si è formato il nostro sistema solare e probabilmente un tempo in cui il Sole sarà diventato una nana dopo aver spazzato via l’atmosfera della Terra, che per altro a quel tempo avrà probabilmente perso da tempo tutte le caratteristiche che ora la rendono abitabile. Insomma almeno in questo caso la questione non si pone: rispondessimo o meno la nostra specie non sarà più su Gaia.

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Non necessariamente gli alieni devo essere conquistatori

Ovviamente, vista anche la grande attenzione che si pone ormai da anni, nell’analizzare i segnali radio che provengono dalla nostra Galassia o dalle galassie più lontane,  potremmo prima o poi, riceverne uno da qualche possibile civiltà tecnologicamente evoluta.

Inoltre, sulla Terra, non siamo certo silenziosi. Segnali radio permeano la nostra vita quotidiana, trasmissioni più o meno di alta potenza avvengono continuamente, pensiamo ai radar che monitorano lo stato dei debris spaziali e quindi potremmo già essere stati sentiti. Ma come dicevo prima, non necessariamente una civiltà aliena deve essere del tipo Alien.  

Anche noi umani in fondo abbiamo imparato dai nostri errori. Non penso tanto a Cristoforo Colombo che ebbe un impatto limitato sulle popolazioni con cui venne in contatto, quanto a quello che fecero più tardi Pizarro e gli spagnoli con le civiltà sudamericane o gli inglesi, nel Nord America, con i nativi o in Australia con gli aborigeni.

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Oggi, almeno per quanto riguarda l’esplorazione spaziale, abbiamo adottato una regola abbastanza stringente per non contaminare i mondi alieni che potenzialmente possono avere, o possono supportare, forme di vita: qualsiasi manufatto umano, che voglia atterrare su uno di questi mondi, deve essere sterilizzato.

L'estensione della sterilizzazione

L’estensione della sterilizzazione dipende da dove si vuole atterrare. È tutto scritto in un documento sulla Planetary Protection edito dal COSPAR ed adottato dall’ONU e dalle Maggiori Agenzie spaziali (COSPAR 1964 Resolution 26). È per la Planetary Protection che la missione Cassini è terminata con un ultimo tuffo bruciando e dissolvendosi nell’atmosfera di Saturno. Non potevamo rischiare in un futuro più o meno lontano di impattare sulla superficie di Encelado o di  Titano, due satelliti di Saturno che abbiamo capito avere possibilità di avere forma di vita e sui quali nostri virus, ancora forse presenti negli interstizi dell’elettronica di bordo, avrebbero potuto vivere ed evolversi. Quando Cassini fu realizzata infatti non sapevamo che Encelado avesse un oceano di acqua al suo interno e quindi l’orbiter non fu sterilizzato. Se l’Umanità ha imparato a non aggredire altri mondi, probabilmente anche altre civiltà più avanzate di noi lo hanno fatto e, se non sono più avanzate, allora non sono in grado di viaggiare nello spazio e quindi non ci possono neanche vagamente preoccupare.



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