Bepi ci manda i selfie dallo Spazio

Talvolta è davvero difficile non umanizzare le missioni spaziali

Bepi ci manda i selfie dallo Spazio

Chi lavora con le missioni spaziali e passa anni, spesso decenni, a progettarle, costruirle e farle funzionare, ha la tendenza ad avere una visione antropomorfa di queste complicate macchine che nascono, crescono, diventano adulte, poi cominciano ad avere degli acciacchi fino a spegnersi o essere spente.

La missione Bepi Colombo dell’Esa è ancora in fasce: è stata lanciata la notte tra il 20 e il 21 ottobre per iniziare il suo contorto viaggio lungo sette anni verso Mercurio. La missione, che è una collaborazione tra l’agenzia Europea Esa e l’agenzia giapponese Jaxa, è dedicata al grande scienziato padovano Giuseppe “Bepi” Colombo.  A pochi giorni dal lancio, per rassicurare tutti che le cose vanno bene manda dei selfie. Forse le inquadrature non sono perfette, ma avrà tempo per imparare.

Il 29 ottobre, la sonda Parker Solar Probe, a 78 giorni dal lancio, ha battuto tutti i record di avvicinamento al Sole. È un record che non è destinato a durare a lungo. La sonda batterà sé stessa più volte nel suo viaggio (che abbiamo già descritto poco tempo fa) di avvicinamento al Sole.

Oltre Nettuno e all’inseguimento di Bennu

Queste sono le ultime nate della famiglia delle sonde spaziali, altre sono al lavoro, magari da anni con grande successo. Pensiamo alla flotta di sonde di Nasa, Esa e dell’agenzia spaziale indiana che orbitano intorno a Marte, ad Hayabusa2 della Jaxa che sta studiano l’asteroide Ryugu sul quale ha già depositato due cubesat saltellanti, a Osiris Rex della NASA che insegue l’asteroide Bennu,  a  Juno della NASA che produce fantastiche immagini dell’atmosfera di Giove,  a New Horizon che si sta avvicinando ad un oggetto transnettuniano, fino ad arrivare ai due Voyager, che stanno uscendo dal sistema solare ma continuano a mandarci i loro dati.

Quando non tutto fila liscio

Difficilmente sentiamo parlare di una sonda che funziona alla perfezione, molto più spesso veniamo informati se le macchine hanno qualche problema. A volte sono acciacchi dovuti all’età (molte sonde sono delle vere e proprie veterane), altre volte a sfortunate coincidenze.

Sembrava che Hubble Space Telescope avesse dei seri problemi con uno dei suoi preziosi giroscopi, gli strumenti che gli permettono di puntare con grandissima accuratezza gli oggetti celesti. Il panico serpeggiava tra la comunità astronomica che da 28 anni usa questo straordinario strumento. Per fortuna il guaio è stato tamponato e la situazione è tornata normale permettendo di ricominciare le operazioni. La stessa cosa non si può dire per il rover Opportunity che non ha ancora dato sue notizie dopo che la tempesta di sabbia, che si è abbattuta su Marte a giugno di quest’anno, lo ha costretto al silenzio. Adesso il meteo marziano è tornato normale, ma al centro di controllo del Jpl, dove continuano a “chiamarlo”, temono che i pannelli solari siano coperti di sabbia. Sperano nella stagione ventosa, che dovrebbe iniziare tra poco, per pulire i pannelli del rover che, forse, con un po’ di energia si potrebbe risvegliare.  

Requiem per Alba e Keplero

Sono invece definitivamente archiviate per mancanza di propellente due missioni Nasa di grande successo. Entrambe hanno finito l’idrazina che, spruzzata da appositi ugelli, serve alle sonde per girarsi, orientandosi verso una determinata direzione.

Si tratta di Dawn (“alba”), che ha mappato Cerere e Vesta i due corpi maggiori della fascia degli asteroidi, e di Kepler, la missione che ha rivoluzionato lo studio dei pianeti extrasolari, scoprendo migliaia di nuovi pianeti alcuni non troppo diversi dalla Terra. Adesso il testimone dello studio dei pianeti extrasolari è passato alla missione Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite) che ha già iniziato il suo lavoro e dovrebbe annunciare a giorni i suoi primi risultati.

Chi va e chi viene, come nella vita.

 



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