Il nuovo incubo del cinema italiano si chiama Sat Cab

La 'rivoluzione' di Franceschini dà nuovo slancio al settore dell'audiovisivo. Ma a Bruxelles si discute una legge per depotenziare il diritto d'autore che potrebbe vanificare i benefici della riforma

Il nuovo incubo del cinema italiano si chiama Sat Cab
 Foto: geralt / Pixabay

"L'approvazione dei decreti attuativi sul cinema rappresentano una sfida: il sistema dell'audiovisivo italiano è sfidato a crescere e a ottenere dei risultati sia creativi sia industriali". Francesco Rutelli, presidente dell'Anica, associazione delle industrie cinematografiche e audiovisive, a margine dell'incontro di lunedì dal tema "I decreti attuativi della nuova legge cinema" promosso dalle associazioni delle industrie cinematografiche e audiovisive all'hotel Majestic di Roma plaude insieme a tutto il mondo del cinema italiano alla legge Franceschini e al decreto che impone una sinergia con i broadcast televisivi. Era il primo incontro, a cui ne seguiranno altri per mettere a punto le strategie del settore dopo i cambiamenti voluti dal ministro, dove tutti, da Daniele Luchetti a Stefano Sardo dei Centoautori fino al produttore di Lucky Red Andrea Occhipinti sono concordi nel dire che adesso il sistema audiovisivo italiano non ha più alibi e deve realizzare prodotti di qualità, anche pensando all'aspetto economico.

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La legge sul cinema: ecco le principali novità

"Ci misureremo con dei cambiamenti talmente grandi per cui, se non avessimo oggi uno strumento unitario di governo, che è questa legge e una unità di questo grande mondo del cinema e dell'audiovisivo saremmo disarmati - aggiunge Rutelli -. Ma non siamo disarmati grazie a quattro anni e mezzo di buon lavoro del Parlamento e del Governo". Il presidente dell'Anica sposta poi l'attenzione all'Europa. Dopo aver acquisito una legge che rivoluziona il mondo dell'audiovisivo i cui risultati si dovranno vedere entro pochi anni, adesso l'Italia è attesa ad affrontare una nuova durissima battaglia in Europa, quella contro la direttiva Sat Cab che consentirebbe ad un'emittente licenziataria dei diritti di utilizzazione televisiva di un'opera audiovisiva per il territorio di uno Stato membro di mettere liberamente a disposizione del pubblico tale opera on-line (in modalità simulcast e catch-up) in tutti i paesi dell'Ue.

Il rilancio del cinema passa anche per la tv

Il 22 novembre con l'approvazione degli ultimi tre decreti attuativi la legge sul cinema voluta dal ministro Dario Franceschini ha assunto il suo assetto definitivo. Dei tre decreti approvati dal Cdm, ce n'è uno, quello che riforma le norme in materia di promozione delle opere europee e italiane da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi, che rappresenta una vera e propria rivoluzione. In sostanza, le emittenti nazionali sono obbligate per legge, a partire dal 2019, a proiettare una quota minima di pellicole europee e italiane (di cui una parte stabilita nel 'prime time' dalle 18 alle 23) che crescerà nel 2020 e arriverà al 60% nel 2021.

Il nuovo incubo del cinema italiano si chiama Sat Cab

Accanto a questo, viene fissata anche una percentuale di ricavi da destinare alla produzione di film, fiction e programmi europei. Sarà l'Agcom a verificare il rispetto degli obblighi e a comminare le multe che assicurino i principi di adeguatezza e proporzionalità. Le nuove sanzioni vanno da 100.000 a 5.000.000 di euro (purchè non superino l'1% del fatturato). Una novità significativa visto che le attuali sanzioni vanno da 10.326 euro a 258.228 euro.

Cosa accadrebbe con l'approvazione della direttiva Sat Cab

Le criticità della proposta ora in discussione sono state evidenziate a settembre da una lettera dell'Anica ai parlamentari europei. Ecco il passaggio chiave per capire cosa succederebbe se la direttiva Sat Cab fosse approvata. "La proposta - scrive l'Anica in una lettera sottoscitta da tutte le associaziuoni dell'audiovisivo - erode sia la libertà contrattuale che l’esclusiva territoriale. Essa consente, in modo surrettizio e senza effettive limitazioni, la messa a disposizione di importanti servizi che - pur essendo artificialmente definiti “ancillari” - comprendono tutti i servizi catch-up tv e qualsiasi trasmissione in simulcast online di contenuti audiovisivi trasmessi su altre piattaforme “principali”, in tutti gli Stati membri, sulla base di una singola licenza detenuta da un’emittente televisiva di un qualunque Stato membro. L’articolo 2 della Proposta di Regolamento equivale, nella migliore delle ipotesi, alla formula: paghi uno per averne ventisette”.

Il nuovo incubo del cinema italiano si chiama Sat Cab

"Questo principio, qualora mantenuto, produrrebbe effetti catastrofici sul modello di business dell’industria europea della produzione e distribuzione dei contenuti poiché le esclusive territoriali sono, ovunque nel mondo, il perno del sistema di finanziamento, produzione e distribuzione dei contenuti. Le risorse economiche e finanziarie reperibili nel territorio di un solo stato membro, come ad esempio l’Italia (con le vendite televisive, i minimi garantiti per la distribuzione e così via) sono generalmente insufficienti a coprire i budget di produzione delle opere audiovisive. Il produttore pertanto deve reperire fuori dal suo paese d’origine le risorse necessarie. L’estensione del principio del Paese d’Origine ai servizi on line prospettato nella proposta di regolamento - conclude la lettera - mina alla base il finanziamento di nuove opere e danneggia un settore che costituisce il fiore all’occhiello del nostro Paese e Continente".

"Non trasformare i cittadini europei i meri consumatori" 

 "E' un'importante battaglia che dobbiamo condurre per evitare che diritto d'autore e produzioni dei nostri territori vengano spazzati via dall'aggregazione tecnologia o più spesso dalla pirateria - spiega il presidente dell'Anica -. Se salta il principio della territorialità come si sta provando a fare nell'ambito della normativa Sat Cab a livello europeo, diventa anti-competitivo produrre molti film perché non hai il ritorno in termini di diritti per operazioni che possano essere rivolte oltre i confini nazionali".

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Francesco Rutelli presidente dell'Anica

"La crescita del mercato italiano dell'audiovisivo ha registrato un boom anche per il rilancio delle coproduzioni - aggiunge Rutelli - ma è ovvio che se crei un sistema di coproduzioni, devi avere dei mercati di sbocco. Se questi vengono sostanzialmente eliminati da un'idea falsa per cui la fruizione, essendo libera per tutti, il copyright, i diritti, non valgono nulla, allora l'Europa diventa piattaforma essa stessa delle delocalizzazioni e trasforma gli europei in soli consumatori del prodotto altrui".

Appello di Rutelli ai parlamentari europei: tutelare diritto d'autore

La situazione al livello di Commissione europea, spiega ancora Rutelli, è preoccupante perché si teme che stia prevalendo "un approccio che è sensibile a quei Paesi che non producono e vogliono consumare pagando meno il diritto d'autore a chi produce". "Questo dossier - spiega - è in mano a chi dice che abbiamo tutte piattaforme aperte e un sistema che sta attento ai diritti dei consumatori. È ovvio che siamo tutti attenti ai diritti dei consumatori, ma senza demolire quella che è la capacità produttiva e l'autorialità. E su questo siamo tutti uniti - conclude Rutelli - dagli autori ai broadcaster agli esercenti. E' una battaglia su cui c'è poca attenzione e anche i nostri politici a Bruxelles non hanno colto che ci vuole equilibrio tra totale apertura delle piattaforme alla fruizione e tutela del diritto d'autore". Su questa linea, aggiunge Rutelli, sono uniti i grandi Paesi che producono contenuti, tra cui Italia, Francia, Spagna, Portogallo. Tra circa 10 giorni la normativa torna in discussione al Parlamento europeo e Rutelli assicura "che faremo sentire tutte le voci dei mondi produttivi e creativi italiani".



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