Sull'impatto sociale della nostra 'eccellenza'

Sull'impatto sociale della nostra 'eccellenza'

La Scuola Superiore Sant'Anna, nelle recenti classifiche internazionali, risulta undicesima al mondo, quarta in Europa e prima in Italia tra le giovani università. Risultati eccellenti, frutto di duro lavoro, che però non ci fanno girare la testa. È vero, siamo dei privilegiati. Ancor più me ne sento per lavorare a fianco di un leader capace di visione profonda e attenzione agli altri

Ecco come Paolo Dario, direttore dell’Istituto di Biorobotica dell’Università Sant’Anna di Pisa, il nostro direttore, commenta con una lettera inviata al suo corpo accademico che abbiamo qui il consenso di pubblicare.

“Buongiorno a tutti. Condivido con voi questo articolo sul recente rapporto dell'ISTAT sul crescere della povertà in Italia, soprattutto fra i giovani.

E' chiaro che noi siamo oggi dei privilegiati. Ci guadagniamo duramente tutto, è vero, ma comunque siamo dei privilegiati. Per questo motivo, fra gli altri, abbiamo il dovere di fare qualcosa. Come professori e ricercatori facciamo bene il nostro dovere, cercando di tenere alto (e quindi dare valore) al nome del nostro Paese quando ci confrontiamo con una comunità scientifica internazionale estremamente competitiva e che non fa certo sconti. Facciamo il nostro dovere educando bene tantissimi ragazzi e anche insegnanti che a loro volta educano ragazzi. Facciamo il nostro dovere dando "lavoro" e opportunità concrete a centinaia di ragazzi in formazione, che grazie a questa formazione e al nome dell'Istituzione dove si sono formati staranno meglio (lo verifichiamo ogni anno con le decine di ragazzi che, finito il loro percorso di studio e formazione vera, sul campo, se ne vanno trovando sempre lavori di qualità, ben remunerati e che danno loro soddisfazione).

Secondo me, possiamo e dobbiamo fare un sempre maggiore sforzo per avere un impatto diretto su un numero più grande di persone, giovani e meno giovani, in difficoltà. Come quelle la cui situazione è drammaticamente fotografata dai numeri del rapporto dell'ISTAT.

Un modo per farlo è dando maggiore enfasi a una linea che noi perseguiamo da anni, ma che viene ripresa anche dall'ultimo report dello IAB della Scuola Superiore Sant'Anna (l'International Advisory Board da cui ci facciamo valutare ogni anno, ndr), che dice (...): "This has been a positive attitude so far, since it allowed the Scuola to improve its national and international positioning. However, the current situation opens the way to a more articulated strategic approach: the “ranking” issue is no longer critical, so the faculty should now focus their attention on all aspects of excellence and not just on performance parameters."

Questo è quanto vi dico anche io da un po': ora che - dopo lavoro, studio e fatica durissimi - siamo arrivati nella zona alta dei ranking internazionali, possiamo essere meno concentrati sui "quantitative performance parameters" e pensare a cosa fare di questi risultati. Di cose da fare ce ne sono ovviamente molte, e se fossimo in Svizzera, in Germania o in Giappone (paesi con bassa disoccupazione e limitati contrasti sociali) sarebbe chiaro che potremmo guardare a come fare scienza e ricerca sempre meglio. Lo faremo anche noi, ovviamente.

Ma poiché siamo in Italia e il report ISTAT fotografa bene cosa succede intorno a noi, secondo me una delle cose da fare prioritariamente è 'lavorare per far ricadere alcuni dei risultati della ricerca e della formazione di alta qualità che facciamo più direttamente, e anche più velocemente, verso i nostri concittadini che ne hanno più bisogno'.

Essendo ingegneri e quindi vocati anche all'impresa, sappiamo bene cosa vuol dire la valorizzazione dei risultati della ricerca, che può avvenire sia mediante collaborazioni con imprese che mantengano o creino nuova occupazione, sia mediante la creazione di start-up vere e soprattutto di successo, che non vivacchino beneficiando della luce riflessa da noi senza provare a crescere, ma che crescano, e tanto, occupando giovani, TUTTI e non solo dottorandi e ingegneri.

Fare questo bene, non in modo dilettantesco o come sottoprodotto occasionale della nostra attività principale (che è e ovviamente resta quella di fare ottima ricerca e ottima educazione), soprattutto ora che inseguire i ranking non è più critico, diventa secondo me cruciale per il momento storico che ci troviamo a vivere ed è la nuova vera sfida - quella "sociale" - per il nostro Istituto.

So che molti di noi avvertono già con chiarezza questo dovere, che è anche un'opportunità. Conosco benissimo almeno un paio di nostri giovani ricercatori e imprenditori la cui priorità è crescere e assumere, non vivacchiare. E me lo dicono spesso, citandomi ogni pochi mesi i numeri delle persone che assumono, con una luce negli occhi che mi riempie di soddisfazione quasi quanto sentire che un nostro paper è stato pubblicato su una rivista top.

Leggere il report ISTAT e le amare considerazioni che vi vengono fatte, fa solo risaltare l'urgenza di agire bene anche sul versante del fare impresa (vuol dire con la stessa professionalità e qualità che abbiamo acquisito nel fare ricerca).

La campana suona per noi, e noi siamo pronti.

Buona giornata e buon lavoro,

Paolo”.