Stiamo andando verso la sesta estinzione di massa? Uno studio

Se l’uomo ha deciso di diventare il principale fruitore dello spazio e delle risorse contenute nel limitato pianeta, inevitabilmente molte specie viventi sono diventate di troppo

specie via di estinzione massa
 Foto: Afp
 Bracconieri

L’estinzione di massa è definita come la repentina perdita di taxa viventi, riferita ovviamente ai tempi geologici. La tassonomia, la scienza che studia e classifica le forme viventi, funziona come un sistema di scatole cinesi che utilizza il taxon o unità tassonomica come un contenitore dentro cui inserire le forme viventi sulla base di distinguibili caratteri morfologici e genetici.

Per avere un’estinzione di massa si deve osservare la scomparsa dei contenitori più grandi dentro cui sono stipati diversi taxa. Poiché le forme viventi sono il risultato di un processo dinamico ed evolutivo che segue i cambiamenti dell’ambiente, è quindi assolutamente normale che nel lungo percorso della vita sul nostro pianeta si sono osservati e si continuano ad osservare fenomeni di estinzione ai diversi livelli tassonomici.

Il fenomeno può essere rappresentato con l’immagine di un record sonoro, con piccole oscillazioni e con dei picchi improvvisi. Le piccole oscillazioni sono associate alle perdite dei più piccoli gruppi tassonomici per deboli variazioni ambientali nello spazio e nel tempo, i picchi sono invece associati a drastici cambiamenti ambientali su scala planetaria che hanno coinvolto i grandi contenitori di taxa. La paleontologia ha registrato cinque picchi che sono stati definiti come le cinque estinzioni di massa (note anche come big five).

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Foto: Sebastian Kahnert / DPA 
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Le evidenze scientifiche descrivono questi fenomeni come associati a drastici cambiamenti dell’ecosfera su scala globale. Ad esempio la prima grande estinzione di massa registrata 450 milioni di anni fa (Ordoviciano-Siluriano) era probabilmente dovuta alle glaciazioni. L’ultima grande estinzione di massa di 65 milioni di anni fa, nota per aver causato l’estinzione dei dinosauri, è stata probabilmente innescata dall’impatto di un meteorite.

La perdita di biodiversità che si sta osservando da qualche secolo, per il momento ancora confinata nel taxon della specie, per molti scienziati può essere l’inizio della sesta estinzione di massa. Per i più curiosi che intendono avere dati alla mano, consiglio di sbirciare nel Global Biodiversity Outlook. Per essere certi di questa affermazione sono ovviamente necessari strumenti analitici e quindi predittivi che siano in grado di associare questo trend di perdita di biodiversità ad effettivi cambiamenti globali che agiscano con drastiche pressioni sulla naturale capacità della vita di adattarsi con nuove specie alle nuove condizioni ambientali.

L'approccio della 'network analysis'

Un ulteriore tassello per ottenere un’immagine più nitida di questo processo è stato collocato da una recente pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences). Il team di ricercatori ha utilizzato la tecnica della “network analysis”, tecnica particolarmente in voga negli studi sociali, per trovare delle modalità regolari che hanno caratterizzato la storia naturale della Terra e delle estinzioni che si sono verificate.

Lo studio si è basato sui dati storici delle dinamiche dei fossili contenute nel database Paleobiology associati alle variazioni ambientali, con l’obiettivo di generare un modello predittivo di estinzione di massa. Gli autori dello studio ritengono che questo approccio analitico possa essere in grado di trasformare le grandi moli di dati in una forma più facilmente comprensibile, dal momento che i dati multidimensionali integrati nella rete possono informare e scoprire le tendenze dei fenomeni, trasformando quindi la griglia infinita di numeri in un'immagine che rivela più relazioni ad un rapido colpo d'occhio. Esattamente quello che si fa quando si applica questa analisi ai fenomeni sociali.

Proprio come l'analisi di rete rivela comunità di persone, i ricercatori possono utilizzare l'analisi di rete dei database di Earth e Life Science per scoprire associazioni di organismi del passato (ad esempio specie e generi) ed apprendere come le paleocomunità sono cambiate nel tempo. Nel loro studio gli autori hanno generato delle reti dove ogni tassello fossile (ad esempio, ordine, famiglia o genere) diventa un "nodo", che può essere visualizzato come un punto nei grafici di rete.

I nodi sono collegati tra loro se questi organismi vivevano insieme e venivano fossilizzati negli stessi siti in passato. Questo approccio determina l'organizzazione dei nodi in cluster, che rappresentano antiche comunità di animali marini e possono essere identificati utilizzando metodi computazionali e statistici. Poiché i taxa hanno origine e si estinguono nel tempo, l'età geologica si manifesta come un aspetto implicito della struttura della rete.

Un problema etico e strategico

Indipendentemente dai lodevoli ed auspicabili sforzi della comunità scientifica per fare luce sul trend di estinzione delle specie viventi e quanto questo trend stia procedendo verso la sesta estinzione di massa, è evidente che il processo che si sta osservando ha come causa principale i profondi cambiamenti operati dall’uomo sull’ecosfera.

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Foto: Sahiba Chawdhary / NurPhoto 
Manifestazione di attivisti per promuovere l'attenzione all'ambiente 

Se l’uomo ha deciso di diventare il principale fruitore dello spazio e delle risorse contenute nel limitato pianeta, inevitabilmente molte specie viventi sono di troppo e quindi si estinguono. Il problema diventa quindi etico e strategico. Etico perché la specie umana si è arrogata il ruolo di decisore delle sorti delle diverse forme viventi che popolano il pianeta; strategico perché la riduzione di biodiversità riduce le capacità di resilienza del pianeta e quindi si ripercuote sulla stessa specie umana. Questo trend di riduzione della biodiversità, anche se ancora distante dalla sesta estinzione di massa, rappresenta una cocente sconfitta per la specie umana che si vanta di essere superiore rispetto alle altre forme viventi perché dotata di “cultura”. Una società dotata di “cultura” dovrebbe essere capace di applicare il principio di precauzione che consenta di valutare quanto una strategia sia vantaggiosa oppure distruttiva.

Il punto è che noi umani soffriamo della sindrome della gatta impaziente, per andare di fretta ha partorito i gattini non vedenti.

 


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