I robot e noi, un'opportunità e una scommessa da vincere

I robot e noi, un'opportunità e una scommessa da vincere

Ho avuto modo durante il Festival Internazionale della Robotica, prima, e nel corso della settimana “Pontedera, Città dei Motori e dell’Innovazione”, dopo, nello scorso mese di settembre, di ascoltare la presentazione del libro “I Robot e noi” di Maria Chiara Carrozza, parlamentare e docente dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. Il libro, edito da Il Mulino nel 2017, è un appassionante flusso di considerazioni su un mondo che ancora lascia aperti ampi spazi di riflessione e di dibattito, ma che in esso trovano interessanti orientamenti per il futuro.

Uno slogan per la quarta rivoluzione industriale

"I Robot e noi" non è solo il titolo di un libro. É un possibile 'slogan', un'opportunità, che il nostro Paese può giocarsi, una scommessa da vincere nello scenario internazionale nella quarta rivoluzione industriale, quella che può dare valore e forza alla tradizione manifatturiera per portare nuova ricchezza attraverso nuovo lavoro. Ovvero un lavoro in forme diverse rispetto al passato e impensate, ma a beneficio dell'uomo e all’insegna di un’esigenza per la quale non c'è sviluppo, umano, economico, tecnologico (ovvero pasolinianamente "progresso") che possa prescinderne. La robotica viene cioè delineata, nonostante la paura di “sostituzione” dell’uomo, come un settore che può contribuire a valorizzare - non a distruggere - il lavoro.

I robot e noi, un'opportunità e una scommessa da vincere

Ogni rivoluzione industriale può essere minaccia o opportunità, a seconda di come venga intrapresa. Tanto più questo avverrà nella prossima, in un mondo ormai globalizzato in cui non è possibile pensare di opporsi o arrestare il cambiamento, a meno di non rischiare di cedere ad altri i benefici conseguenti. L’Italia sta vivendo un momento importante, un’opportunità da non disperdere: è uno dei Paesi meglio strutturati per agire da attore principale in questo quadro.

Jurassic Park come metafora

Tanti e egualmente significativi i concetti affermati dall’ex Ministra Carrozza nel corso delle presentazioni. Il cambiamento viene descritto nel testo de “I Robot e noi” attraverso alcune affascinanti metafore. La metafora Jurassic Park traccia il percorso evolutivo della robotica dalle prime applicazioni industriali fino al dominio dell’ambito manifatturiero, per arrivare alle cosiddette robotica collaborativa e robotica sociale. Il dinosauro nel recinto era il grande robot industriale in gabbia perché pericoloso per l’uomo, che oggi diventa sempre più piccolo e antropomorfo.

I robot e noi, un'opportunità e una scommessa da vincere

Il salto tecnologico avviene quando il dinosauro esce dal recinto, spiega Carrozza, assumendo dimensioni molto più vicine a quelle dell’uomo e non più pericolose, ma programmabili o che imparano dalla sua vicinanza. O persino da indossare, come nel caso degli esoscheletri.

Il ruolo 'sociale' dei robot

La metafora del robot-lampada o robot da tavolo parla di un robot “antropomorfo ma non troppo”, scrive Maria Chiara Carrozza, che assiste la signora che cucina in casa suggerendole gli ingredienti, controllando le quantità, accogliendo gli ospiti, persino sgridandola dolcemente se sporca o facendole i complimenti se fa le cose nel modo giusto. Oggi grazie all’intelligenza artificiale e alla capacità di interpretare il linguaggio, il robot non ha più solo un corpo fisico, ma anche una intelligenza comunicativa che può assegnargli un ruolo “sociale”.

I robot e noi, un'opportunità e una scommessa da vincere

Una metafora che mette in evidenza come la paura della sostituzione potrebbe essere convertita nell’opportunità dell’assistenza e della cooperazione, per una nuova concezione di lavoro e in generale anche del rapporto tra capitale e lavoro. La robotica ha il potenziale di rivoluzionare l’elettronica di consumo e di entrare nelle nostre case, diventando “sociale” e fornendo nuovi ed enormi ambiti di investimento al capitale.

Intelligenza artificiale e social robot network

Le implicazioni dello sviluppo della robotica non riguardano solo questo ma sono molteplici e toccano tutti gli ambiti, dal diritto alla filosofia. I robot sono tra noi e lo sono sempre di più: a casa, per strada, nelle fabbriche, negli ospedali, persino dentro o addosso al nostro corpo. Il robot non è più un elemento “separato” ma entra nel corpo umano, ne diviene parte per raggiungere obiettivi “fisici” ma anche cognitivi. Intelligenza artificiale e “social robot network”, cloud e in generale i nuovi straordinari strumenti di trasmissione e analisi dei Big Data e potenza computazionale troveranno la naturale estensione nel corpo fisico del robot, che aggiungerà movimento a intelligenza e dati anche grazie alle nuove tecnologie abilitanti. Che personalità giuridica avrà il robot? Chi decide e chi sbaglia? In che modo cambieranno i concetti di colpa e di libero arbitrio?

Il nostro alter ego artificiale

Nel domandarsi se sia possibile dire che i robot rappresentano una proiezione cognitiva ed emotiva, persino semantica, di chi li progetta, io mi chiedo se questa forma di potere e di controllo sulle macchine non derivi dal fatto che in qualche modo l’uomo vi si riconosca, demiurgo allo specchio, che è il suo alter ego, rappresentato dalla tecnologia che ha creato. La quarta rivoluzione industriale riporterà al centro della scena l’attenzione agli aspetti umanistici. Non a caso il titolo del libro accosta il mondo della robotica a quello degli uomini (e delle donne).

I robot e noi, un'opportunità e una scommessa da vincere
    Robot prepara cocktail

C’è chi teme questa vicinanza, ma la visione che emerge è quella in cui la tecnologia può in realtà contribuire a una crescente apertura dell’uomo, grazie al dialogo con un’ “alterità” che mette in moto diversi piani.  Non solo applicazioni utili, quindi, ma forse persino un vero e proprio “ritorno” della tecnologia sull’uomo, una nuova immagine (filosofica) dell’uomo su se stesso.

La riforma più importante: l'antidisciplinarietà

A fronte di processi di parcellizzazione e specializzazione del sapere, la robotica è un esempio che va oltre il concetto di interdisciplinarietà, inducendo a pensare di nuovo, sostiene Carrozza, come formatori ed educatori, in modo innovativo: si parla ora di “antidisciplinarietà”, che la docente definisce come la riforma più importante del mondo dell’istruzione, implicando la rottura delle barriere e delle differenze intersettoriali e valendo, nella fusione tra discipline per trovare nuove soluzioni, come strumento di orientamento a un futuro fatto di progresso ed evoluzione tecnologica.

Scenari che vanno affrontati sotto ogni punto di vista e che incideranno significativamente e sempre di più non solo su settori ormai fondamentali come quello della cybersecurity, afferma Carrozza, ma anche sul rapporto tra capitale e lavoro che conoscerà drastiche rivoluzioni nella quarta rivoluzione industriale.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it