Quello che manca alla politica italiana è il metodo. Scientifico

Quello che manca alla politica italiana è il metodo. Scientifico
Ammetto subito di essere una scienziata curiosa che ama la politica, si diletta di arti e letteratura, e non tralascia l'aspetto culturale generale e peculiare del proprio approccio formativo.
 
Insomma, non una di quelle scienziate topo di laboratorio che si occupano solo della propria ricerca! Dico questo perché, recentemente, mi sono ritrovata tra le mani il libro ''Pensieri di un Ottagenuario'' di Achille Occhetto. L'idea di leggere, soprattutto in questo scialbo periodo sociale e politico, un libro dove saggezza ed esperienza di un politico rigoroso e innovativo si univano per ragionare sulla libertà dell’uomo, mi è risultato subito accattivante. Appena mi sono accorta che le profonde riflessioni erano mosse da una ricerca minuziosa, da scienziata quale sono, ho subito fatto il confronto col metodo scientifico; nel senso che, dal mio punto di vista, Occhetto applica al suo navigare un personale metodo scientifico galileiano, imbastito di “pessimismo dell’intelligenza accompagnato dall’ottimismo della volontà'' e questa sua ricerca lo porta a proporre idee politico-sociali davvero interessanti.
 
Questa lettura mi ha fatto ripensare a quanto la curiosità e la conoscenza siano un dono incommensurabile che bisogna saper mettere a frutto in tutti i campi. La politica, come la scienza, è una istituzione sociale, basata prima di tutto sulla curiosa percezione della realtà, poi sulla comprensione dei principi/valori fondamentali tramite la sperimentazione/esperienza, infine sul raggiungimento della conclusione/proposta che si esercita con l’applicazione/attuazione. La politica, come la scienza, deve essere libera da pregiudizi, mantenere un’etica laica, migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Oggi, a mio avviso, quello che più manca in politica è proprio il metodo. 
 
L’immediatezza e la curiosità dei giovani va sempre confrontata con l’esperienza e la saggezza degli anziani, e ciò va esercitato più spesso e ne va fatto tesoro. Un’esperienza, accumulata negli anni, ti matura la capacità di estrarre e costruire da fatti concreti concetti astratti che, miscelati alla logica, portano a dedurre nuove conoscenze. Mi ha fatto molto piacere ritrovare, ancora una volta, ciò in cui credo fermamente e che non mi stanco di ripetere, ovvero che non ci sono confini definiti tra le discipline intellettuali, e non bisogna quindi porre spartiacque nello sviluppo delle vicende umane, siano esse storiche, politiche, economiche, letterarie, perfino se si tratta di tracciare il percorso fatto dall'uomo nel progresso scientifico.
 
Leggo dal libro che “l’immaginazione è l’anticamera della scienza”. Mai affermazione è stata più appropriata nel descrivere l’impulso iniziale che ti porta a ricercare e a studiare un fenomeno scientifico. L’immaginazione basata sulla conoscenza può scacciare le paure e far emergere coraggio, speranza e impegno, tutti concetti applicabili sia alla scienza sia alla politica. Produrre dunque una conoscenza innescata dalla curiosità non può che essere una ricchezza per un paese.
 
Jacques Maritain, filosofo francese del 900 diceva “...La verità è che non è proprio della scienza il regolare la nostra vita, ma della saggezza”. E continuava dicendo ''…per mettere realmente la macchina, l’industria e la tecnica al servizio dell’uomo occorre metterle a servizio di un’etica della persona, dell’amore e della libertà''.