Quello che bisogna sapere sull'omeopatia

Quello che bisogna sapere sull'omeopatia
Foto: Antonella Di Girolamo / AGF 
Farmacia omeopatica (AGF) 

Quante cose non si sanno dell’omeopatia, pur essendo nata 200 anni fa.

  1. Forse non tutti sanno che ben 18 aziende produttrici e distributrici di preparati omeopatici costituiscono  un’associazione di nome Omeoimprese, come le aziende di allopatici (così l’omeopatia chiama i farmaci della medicina ufficiale, come gli antibiotici) si riuniscono in associazioni, come Farmindustria.
  2. L’esistenza della Giornata dell’Omeopatia, Nazionale e Mondiale, della Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati e del Registro Italiano dei Medici e Veterinari Omeopati Accreditati potrebbe non essere nota a chi non si affida ai prodotti omeopatici.
  3. L’industria  omeopatica italiana, inoltre, rappresenta uno dei più floridi comparti produttivi del nostro Paese (pur senza accedere alla pubblicità come gli allopatici) e alimenta il terzo mercato europeo del settore. Come tale, Omeoimprese dialoga da sempre con il Ministero della Salute e con AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), come farebbe ogni settore industriale italiano al fine di mediare facilitazioni per le proprie imprese.

Crollo di vendite iniziato nel 2015

Negli ultimi due anni, secondo Giovanni Gorga, Presidente di Omeoimprese, il mercato degli omeopatici ha avuto un grave decremento sia in termini di fatturato (-4,8%) sia in termini di numero di pezzi venduti (-7,4%) rispetto al 2015. Se questo evidente declino non dovesse arrestarsi sembrerebbe prospettarsi un vero disastro per il mercato omeopatico con il rischio di perdita di un fatturato di 70milioni di euro, la chiusura delle attività produttive italiane più piccole e la conseguente perdita del lavoro per oltre 4.000 persone, soprattutto se non sarà rinnovato il numero di AIC (Autorizzazione all’Immissione in Commercio di un farmaco)  per quasi 6000 preparati omeopatici, che sono in vendita già da diversi anni. L’AIC è richiesto dalla direttiva europea per tutti i medicinali ed il suo rilascio necessita che il farmaco sia prodotto secondo regole internazionali di Good Manifacturing Practice (GMP) che ne garantiscono l’efficacia e la sicurezza.

Il 2016 'annus horribilis' dell'omeopatia in Italia

Sebbene i farmacisti continuino a denunciare il largo uso di omeopatici da parte degli italiani, il crollo delle vendite è dichiarato inarrestabile dalle statistiche, a tal punto che il 2016 è stato dichiarato  “annus horribilis” per il mercato omeopatico. Infatti, secondo un recente studio comparativo dell’Istat sembrerebbe che, negli ultimi anni, l’utilizzo di preparati omeopatici si sia ridotto del 3% in tutte le Regioni italiane, anche in Toscana dove il costo di un farmaco omeopatico è supportato dal Servizio Sanitario Regionale. In Italia, quindi, pur se ti incentivano all’acquisto, il prodotto omeopatico si vende meno. Non è così negli Stati Uniti d’ America, secondo il National Health Interview Survey del 2012, dove, oltre ai 5 milioni di consumatori adulti, 1 milione di bambini ha utilizzato prodotti omeopatici nel 2011.

Non tutti i "prodotti omeopatici" sono esenti da rischi

E’ ben noto che tutti i rimedi omeopatici sono esenti da effetti collaterali perché prodotti grazie alle diluizioni Hahnemanniane del principio attivo (da Hahnemann fondatore dell’omeopatia), che avvengono secondo un fattore 10, 100 o di 50.000, ed alla dinamizzazione (o potenziamento) ovvero dallo scuotimento del prodotto diluito, da effettuarsi per almeno 100 volte in senso verticale, con movimenti netti, veloci e di breve distanza (circa 20 centimetri). Sebbene i benefici da omeopatici siano paragonabili all’effetto placebo (Lancet. 2007 Nov 17;370(9600):1672-3.), alcuni prodotti etichettati come omeopatici, potrebbero causare allergie e intossicazioni (Int J Clin Pract. 2012;66(12):1178-1188; Complement Ther Med. 2016 Jun;26:146-63.).

Prodotti omeopatici regolamentati come farmaci

Pur non conoscendo ancora il meccanismo di azione del prodotto omeopatico, pur non riuscendo a rintracciare il principio attivo dichiarato sull’etichetta, anche utilizzando sofisticate metodiche di analisi (ad esempio, spettrometria di massa), pur non essendoci ancora alcuno studio sperimentale a supporto della loro dichiarata efficacia molecolare, pur non avendo alcuno strumento per garantire un follow-up longitudinale oggettivo negli individui che si affidano all’omeopatia, nel rispetto della relazione dose-efficacia o tempo-efficacia, i preparati omeopatici sono già regolamentati come farmaci dall’ AIFA, che gli ha dedicato un portale. Nulla di sbagliato secondo il dizionario. Infatti, la parola farmaco deriva dal termine greco pharmakon che significa rimedio in genere.

Prodotti omeopatici non dovrebbero essere considerati farmaci

Invece, secondo la farmacologia, il farmaco è tutt’altro ovvero una sostanza o un’associazione di sostanze ben caratterizzate impiegata per curare o prevenire le malattie. Il farmaco è composto da un elemento chimico dosabile, il principio attivo, da cui dipende l’azione curativa vera e propria, e da uno o più “materiali” privi di ogni capacità terapeutica chiamati eccipienti che possono avere la funzione di proteggere il principio attivo da altre sostanze chimiche, facilitarne l’assorbimento da parte dell’organismo, oppure mascherare eventuali odori o sapori sgradevoli del farmaco stesso. In base a questa definizione tratta dal sito web dell’AIFA, il preparato omeopatico, allo stato delle conoscenze attuali, non potrebbe essere regolamentato come farmaco né tanto meno come fitoterapico, dove il principio attivo è riconoscibile, dosabile ed il meccanismo d’azione deve essere noto. Inoltre, alla luce di regole comuni di mercato, non potrebbe essere supportato da alcun tipo di claim che ne indirizzi l’uso, perché i meccanismi d’azione sembrerebbero non essere ancora definiti.

Tornando alla statistica, recenti studi hanno disegnato il profilo dell’abituale consumatore di prodotti omeopatici in Italia: un giovane-adulto (25-44 anni), prevalentemente di sesso femminile, in possesso di alti titoli di studio (Diploma o Laurea), benestante e residente nell’ Italia Settentrionale. Invece, chi ha frequentato solo la Scuola dell’obbligo, non è benestante e vive al Sud ricorre raramente o mai al prodotto omeopatico.

Come dice l’antico proverbio,:”contadino scarpa grossa, cervello fino”.