Come dovranno essere le donne 5.0?

Come dovranno essere le donne 5.0?

Nella società del futuro che vogliamo, le donne sono, semplicemente, donne: donne che non devono dimostrare, donne che non devono competere, donne che non devono correre, donne che non devono urlare o, viceversa, tacere
donne 5.0

© FRANCOIS DEVOS / HANS LUCAS / HANS LUCAS VIA AFP -

Il punto di partenza: esiste un problema ‘donne’? Citando il Global Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum (WEF): “Nessuno di noi vedrà la parità di genere nella propria vita, e probabilmente nemmeno molti dei nostri figli”. Dalle analisi del report emerge, infatti, che la parità di genere non verrà raggiunta, stanti i dati attuali, per almeno 99,5 anni.

Perché è così importante la parità di genere? Si potrebbe rispondere a questa domanda con un’altra domanda: perché rinunciare a metà del talento e a metà della forza lavoro del mondo? La parità di genere, sottolinea il report del WEF, ha un impatto fondamentale sulla prosperità o meno delle economie e delle società, proprio perché il dispiegamento di metà dei talenti disponibili nel mondo potrebbe avere una enorme influenza sulla crescita, sulla competitività e sulla preparazione al futuro delle economie di tutto il mondo (per inciso: sui 153 paesi analizzati in merito ai progressi compiuti verso la parità di genere nelle quattro dimensioni di partecipazione e opportunità economiche, rendimento scolastico, salute, e sopravvivenza ed empowerment politico, l’Italia è al 76mo posto, tra gli ultimi posti in Europa).

Tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, in cui la sostenibilità è declinata in alcuni fattori determinanti per il progresso economico e sociale, e quindi anche nelle sue accezioni di inclusione e lavoro di qualità per tutti, l’obiettivo numero 5 è quello che considera come fattore di sviluppo imprescindibile dalla crescita l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze: le disparità di genere, si legge nell’Agenda 2030 ONU, costituiscono uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica e alla lotta contro la povertà.  

L’accesso alle materie STEM (acronimo inglese che indica scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e alle tecnologie 4.0 e 5.0 possono rappresentare una leva importante di empowerment delle donne, al punto che le Nazioni Unite hanno scelto l’11 febbraio per celebrare la Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza. La conoscenza e le competenze tecnico-scientifiche sono necessarie ad affrontare le sfide e i cambiamenti epocali che viviamo, eppure la popolazione femminile si trova ancora in parte esclusa: meno di 4 laureati su 10 in materie STEM nel mondo sono donne, e il gap di istruzione si traduce poi in gap lavorativo e salariale.

Il “gender wage gap” – il divario retributivo tra donne e uomini – secondo dati dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere si attesta intorno al 16% in Europa: significa che le donne guadagnano in meno il 16% in meno all’ora rispetto agli uomini. Anche in Italia il gender pay gap penalizza le donne che guadagnano meno degli uomini allo stesso livello e che hanno ancora grandi difficoltà a conciliare la vita professionale con quella privata (c’è infatti un divario occupazionale del 74,3% tra donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e donne senza figli).

Quello della parità di genere è uno dei valori europei su cui costruire la società del futuro e sono tantissime le associazioni nate per sostenerla anche in Italia, a testimonianza che la questione è molto sentita. Tra le tantissime la Community Donne 4.0 un network che opera affinché le tecnologie siano leve strategiche per l'empowerment e la leadership femminile, autore di un manifesto per le donne 4.0 in 12 punti;  Rosadigitale, movimento per le pari opportunità nell'ambito della tecnologia e dell'informatica; e  WeWomEngineers: un network di donne ingegnere per accompagnare le scienziate di domani sulla via della ricerca.

 

L’Unione Europea ha predisposto una serie di strumenti. Il Report della Commissione Europea “Industry 5.0: Towards more sustainable, resilient and human-centric industry” cerca di bilanciare lo sviluppo economico con la risoluzione dei problemi sociali e ambientali, senza limitarsi a quelli dell’industria ma affrontando sfide sociali più ampie: la società 5.0 è una società human-centric, nel senso più ampio del termine ‘human’ che comprende pari opportunità a tutti i livelli, e in cui le tecnologie IT avanzate, l'Internet of Things, la robotica, l'intelligenza artificiale e la realtà aumentata vengono utilizzate attivamente nella vita di tutti i giorni, nell'industria come nella sanità e in altre sfere di attività, non principalmente per il vantaggio economico dei paesi europei ma soprattutto a beneficio di ogni cittadina e cittadino.

La Commissione Europea, in particolare, ha già messo a punto una Gender Equality Strategy 2020-2025), per promuovere l'uguaglianza di genere nella ricerca e nell'innovazione, che dispone di un quadro normativo consolidato sull'uguaglianza di genere, comprese direttive vincolanti, che si applicano ampiamente in tutto il mercato del lavoro incluso il settore della ricerca. Sul “Gender mainstreaming”, ovvero l’integrazione di genere, il precedente programma quadro per la ricerca europea, Horizon 2020, è stato il primo a inserire le questioni di genere come un tema di priorità trasversale con l’obiettivo di integrarle nei contenuti di ricerca e innovazione, fornendo strumenti metodologici per una piena partecipazione delle donne.

Con il programma Horizon Europe 2021-2027, la Commissione ribadisce il suo impegno per la parità di genere introducendo disposizioni rafforzate da Gender Action con le quali l’integrazione della dimensione di genere diventa un prerequisito fondamentale in tutto il programma, con misure e attività “flagship” che concorrono a obiettivi sostanziali da raggiungere in tutta la UE: 40% di aziende guidate da donne, il 50% in strutture consultive, premi per le donne innovatrici e altre iniziative per donne che creano start-up.

È questa la società che vogliamo.