Un lungo weekend di innovazione a Pontedera

La cittadina sede dello stabilimento Piaggio apre due nuovi padiglioni del Museo della moto. Obiettivo: centinaia di migliaia di visitatori all'anno

Un lungo weekend di innovazione a Pontedera

Si è appena concluso un lungo fine settimana dedicato al mondo della Vespa, con eventi che hanno riguardato l’intera cittadina, Pontedera, sede dello stabilimento Piaggio e in particolare il suo Museo. La scorsa settimana si sono infatti inaugurati alla presenza del Presidente Colaninno due nuovi padiglioni del Museo, 2000 mq, dedicati agli altri marchi del Gruppo, Aprilia, Gilera e Guzzi, che sommandosi ai precedenti 3000 ne fanno uno dei musei per motociclette più grandi d’Europa e al mondo. L’obiettivo della città è quello di attirare – grazie in particolare al museo ma non solo - centinaia di migliaia di visitatori all’anno con un conseguente notevole impatto sull’economia cittadina. “Un Museo Piaggio che facesse delle due ruote e della mobilità il suo core business potrebbe anche abbinarsi alla presenza a Pontedera di un Centro studi di eccellenza sul futuro delle due ruote e, perché no?, della mobilità.“ sostiene Roberto Cerri, il direttore della biblioteca Giovanni Gronchi, anch’essa ricavata dalla riqualificazione di alcune aree non utilizzate dello stabilimento, che oggi conta 250.000 utenti annuali e 60.000 prestiti librari. “E un Centro Studi di questo tipo, magari collegato ai progetti di Industria 4.0, potrebbe giovarsi” continua Cerri e aggiungo oltre che al futuro Atelier della Robotica, ideato e pianificato come museo e come realtà didattico-ludica in cui chiunque avrebbe la possibilità di disegnare e costruire il proprio robot, ”nelle presenze culturali dell'Università di Pisa e della Scuola Sant'Anna in particolare, nonché di altre istituzioni culturali che sorgono sul viale R. Piaggio. E un centro così a sua volta potrebbe produrre conoscenze, attrarre cervelli e risorse.” Non si tratta di un sogno, ma di un vero e proprio processo di pianificazione territoriale che attraverso Design Urbano e Sviluppo Locale ha coinvolto diversi attori dell’area attorno al mondo Piaggio in un processo di “Intelligenza territoriale”. Un po’ come fece nel secolo scorso la fabbrica Olivetti grazie al suo illuminato Presidente Adriano Olivetti, impegnandosi verso un modello internazionale di impresa moderna attraverso strumenti di innovazione ma anche di giustizia ed etica sociali che si basavano sulla contaminazione dei saperi scientifico-tecnologici e umanistici. Colaninno ha richiamato l’importanza della libertà: dalla burocrazia, dai vincoli delle Istituzioni pubbliche e soprattutto quella della conoscenza e del sapere, che deve poter fluire priva delle gabbie che la ancorano spesso a provincialismi miopi e ingessati.

Un progetto di lungo periodo

Quello di costruire un modello di Sviluppo Locale basato su reciproche contaminazioni e fertilizzazioni è un progetto di lungo periodo che si basa su una possibilità di visione che accomuni soggetti diversi che intervengono su una medesima area e che, cooperando, possono beneficiare di risultati condivisi. E’ nato così il progetto CENTAURO - Colavoro, Efficienza, preveNzione nell’industria dei motoveicoli mediante Tecnologie di AUtomazione e RObotica, finanziato con un bando Far-Fas 2014, che vede come capofila proprio il grande attore europeo e mondiale nella produzione dei motoveicoli che è Piaggio, insieme all’Istituto di BioRobotica (a Pontedera in ex capannoni Piaggio, dono alla Scuola Superiore Sant’Anna di “Giovannino” Agnelli) e a tre Pmi del territorio. Un progetto ambizioso che “affronta delle sfide socio-economiche importanti”, afferma in un’intervista il project manager del progetto, il ricercatore Calogero Oddo dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, “tre tematiche su cui concentrarci per il futuro: l’invecchiamento della popolazione, il tema degli infortuni sul lavoro e quello della sostenibilità ambientale delle attività produttive. E lo facciamo attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie di robotica collaborativa, robotica indossabile, bioingegneria e di piattaforme robotiche che sono in grado di rispondere con successo a queste tre sfide”.

Il treno della robotica che l'Italia non può perdere

Le tecnologie di robotica e automazione potranno permettere a una popolazione sempre più anziana di mantenersi attiva, creativa, produttiva e indipendente, anche sul luogo di lavoro. Consentiranno, con riferimento alla pressione ambientale di ridurre l’impatto ambientale delle attività produttive negli stabilimenti, garantendo una migliore sostenibilità ambientale; ma anche di ridurre il numero di infortuni e dell’impatto economico degli incidenti sul luogo di lavoro (attualmente stimabile in circa 50 Mld € / anno in Italia, cioè circa il 3% del PIL.); e in generale consentiranno “una maggiore capacità dei lavoratori di essere davvero protagonisti delle attività produttive”, sostiene Oddo, “non semplicemente come operatori addetti alle attività per cui hanno un ruolo in fabbrica, ma anche incrementando il loro livello di formazione e il loro livello di inserimento nel contesto produttivo”.

La pianificazione territoriale attraverso il Design Urbano e i modelli di Sviluppo Locale secondo best practice internazionali non riguarda solo una sinergia di tipo scientifico-tecnologica, ma anche commistioni di saperi scientifico-tecnologici e umanistici. Insieme al “Vespa color days”, che ha riunito vari eventi informativi e di intrattenimento all’inaugurazione della nuova grande ala del Museo, si è contemporaneamente conclusa una mostra nel principale centro espositivo cittadino, il PALP (PALazzo Pretorio, anch’esso frutto di una riqualificazione) dal titolo “ La trottola e il robot - Tra Balla Casorati e Capogrossi: una mostra che non è soltanto opere d’arte. Il gioco, declinato nei suoi molteplici aspetti di svago, formativi, educativi, rappresenta un trait d’union del territorio tra vocazioni umanistica e all’innovazione, quest’ultima nella presenza dell’Istituto di BioRobotica, non solo per le attività di ricerca nel settore ma anche per quelle nelle scuole grazie alla Robotica Educativa. Non a caso si terrà proprio a Pontedera a fine mese l’evento finale del progetto di Rete Regionale sulla Robotica Educativa (su Accordo stipulato tra Regione Toscana, Ufficio Scolastico Regionale e Scuola Superiore Sant'Anna), che è arrivato a coinvolgere 192 scuole, ovvero circa il 40% degli Istituti regionali di ogni ordine e grado - dall'Infanzia alla Secondaria di II grado, e 600 insegnanti, ponendo le basi per una interlocuzione con l’Ufficio Scolastico Regionale e con le scuole che ha condotto alla costituzione della Rete regionale di scopo sulla Robotica Educativa, "RoboToscana", accreditata nei mesi scorsi dal MIUR.

Tecnologia e arte, un binomio antico

I tempi del progresso tecnologico e sociale possono e devono fondere saperi e discipline per essere preludio non solo di nuove concezioni della didattica ma soprattutto di formazione attenta, moderna e al passo coi tempi. D’altronde scienza e tecnologia sono da sempre collegabili con il mondo della cultura e dell’arte. L’intersezione tra arte e tecnologia non riguarda solo semplici raffigurazioni di macchine, robot e cyborg nella letteratura e nelle arti figurative. Si tratta di un binomio ben più profondo e radicato nella nostra tradizione, artistica, culturale ed educativa, che risale fino ai tempi antichi, in cui la tecnica ha avuto un ruolo cruciale nel processo creativo e nello sviluppo di nuove forme d’arte. L’evoluzione stessa della robotica moderna, all’incrocio tra il sogno, quello di una società dove i robot sono compagni, possono imitare la Natura e replicare l’Uomo, e il bisogno di costruire macchine utili alla vita e al lavoro dell’Uomo, muove da una serie di riferimenti che compongono uno scenario dalle interessanti prospettive di collaborazione fra umanisti e scienziati. Lo sviluppo della robotica interessa ambiti svariati che non riguardano solo economia e lavoro, ma entrano nel diritto e nella filosofia, osservano le implicazioni psicologiche, antropologiche e culturali legate all’introduzione dei robot anche solo parzialmente autonomi nella nostra società e si pongono interrogativi fondamentali al progresso della società.

Giocare attraverso la tecnologia è un modo di capire qualcosa che irrimediabilmente oggi appartiene alla nostra vita quotidiana, entrando nel futuro con l’apertura mentale di chi si dispone alla curiosità e alla conoscenza, allo stesso tempo divertendosi. I giocattoli sono uno degli strumenti chiave utilizzati per educare “nuove e migliori” risorse umane: chi progetterà le macchine e saprà affrontare problemi sempre nuovi e sempre più complessi? Come faranno i nostri giovani a entrare in un futuro sempre più governato dalla tecnologia, qualunque sia l’ambito in cui decidano di operare? E’ necessario che gli educatori e i detentori di strumenti di policy riflettano su ciò di cui necessitano i nostri giovani oggi per governare nel modo giusto la transizione tra il “tradizionale” e il “nuovo”. 



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