E' già ora di parlare di Industria 5.0

L'Italia potrebbe ritagliarsi un ruolo di primissimo piano nella robotica: grazie alle eccellenze nell'università e nell'industria delle macchine utensili

E' già ora di parlare di Industria 5.0

La scorsa settimana la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha dichiarato in anteprima la sua volontà di proporsi come uno dei Competence Center italiani nell’ambito del Piano Nazionale Industria 4.0 (I4.0), lanciato dal Ministro Calenda con il governo Renzi e proseguito con il governo Gentiloni.

La Sant'Anna nell'empireo dei super-atenei

Questa disponibilità a collocarsi in prima fila da parte della Scuola Superiore Sant’anna non sorprende dal momento che ormai la giovane università pisana è riconosciuta in Italia (Anvur - Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) e all’estero (il prestigioso Times Higher Education World University Rankings) tra le dieci migliori 'small universities' al mondo, accanto alla Normale.

Andiamo già verso l'industria 5.0

Già nella “Cabina di regia” a livello governativo, dotata di un’architettura di governo pubblico-privata per la gestione del nuovo Piano su “I4.0”, la Scuola Superiore Sant’Anna fa adesso un passo avanti e propone in anticipo la sua visione, già proiettata verso Industria 5.0:

  • robotica collaborativa,
  • realtà virtuale,
  • sicurezza e nuove normative a livello tecnologico e soprattutto robotico,
  • un generale ripensamento della fabbrica del futuro in versione “research factory” distribuita, per trasformarla in un luogo che va oltre i suoi confini fisici, dove manifattura e ricerca si uniscono.

Il contesto è difficile: secondo Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ed Eurostat la collaborazione università-imprese, che è molto alta nel Nord Europa, è estremamente bassa in Italia, soprattutto per quel che riguarda la collaborazione con le PMI, che ricorrono poco a istituzioni pubbliche nel campo dell’educazione e della ricerca per innovare.

Purtare sull'artigianato: una sfida da vincere

La sfida con Industria 4.0 è ora quella di valorizzare l’artigianalità del tessuto imprenditoriale italiano, grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali, fornite dai grandi player e rese fruibili alle PMI dalle università, come premessa per l’avvento di un nuovo “rinascimento industriale”. Il Piano nazionale Industria 4.0 è infatti la prima vera iniziativa di politica industriale in Italia da oltre 30 anni e la visione al futuro, pur con la necessaria attenzione alle esigenze di oggi, può fornire gli strumenti per contribuire a creare positivi ‘effetti catapulta’ nella nostra economia basati sulle logiche della nuova industria e, finalmente, in linea con il processo di cambiamento epocale che stiamo vivendo.

“Vogliamo – dice Paolo Dario, coordinatore della proposta Sant’Anna e direttore di uno dei suoi sei istituti di ricerca, l’Istituto di BioRobotica, - che la nostra manifattura crei prodotti sempre più su misura frutto dell’eccellenza che deriva da tradizione ed esperienza, ma in modo nuovo e profondamente innovativo grazie all’utilizzo massiccio di tecnologie avanzatissime che insegneremo a utilizzare, a nuovi paradigmi del lavoro e della fabbrica, sempre più ‘diffusa’ e aperta, alla connessione sempre più intelligente tra le macchine e l’uomo, che resta al centro di ogni visione, ma con la nuova parola d’ordine che è ”connettività totale”: per essere leader, e non più “follower” dei paesi più avanzati come la Germania. La connettività sarà una vera parola chiave per la quarta rivoluzione industriale. Le macchine comunicheranno tra di loro, con la fabbrica, con la logistica, con i clienti”.

L'Italia ha le carte in regola per dominare nell'industria dei robot

La Comunità Europea ha scommesso sulla rivoluzione digitale e predisposto pesanti investimenti su Industria 4.0, con una serie di programmi tesi a favorire la spinta verso lo sviluppo: “l’Italia, afferma Maria Chiara Carrozza, docente e già Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, ha adesso l’occasione di ritagliarsi un suo spazio e rendersi promotrice di nuovi paradigmi per creare lavoro e nell’ambito dell’innovazione. E soprattutto per quel che riguarda la manifattura: l’Italia è infatti tra i principali Paesi produttori di macchine utensili e potrà diventare un Paese costruttore di robot. In questo senso rilanciare il manifatturiero stabilendo dei nuovi rapporti tra tecnologie e lavoro, inevitabili nella quarta rivoluzione industriale in uno scenario di trasformazione delle tecnologie abilitanti che richiede programmi specifici e grandi piani collaborativi, può dare chance in più alle spinte di cui abbiamo bisogno non solo per uscire dall’impasse, ma soprattutto per sviluppare competenze adeguate al servizio di trasformazione della conoscenza in tecnologia, in un momento storico in cui siamo già giunti alla seconda età delle macchine”.

Le macchine hanno già preso il sopravvento

Non manca molto perché il mondo sia ‘invaso’ dalle macchine, è quello che ci attendiamo. Le macchine hanno già preso il dominio incontrastato della produzione di beni nelle fabbriche, ma la rivoluzione più grande avverrà per le strade e in casa. E’ questa la sfida da cogliere per il nostro sistema del lavoro: essere noi a costruire i robot (e in questo senso - continua Carrozza - la proposta di Bill Gates di tassare i robot è insensata). E trovare nuove politiche del lavoro attraverso la collaborazione tra uomini e robot. Questo alla Scuola Superiore Sant’Anna è ben chiaro e completamente condiviso, nella consapevolezza della necessità di diventare un vero e proprio “think tank” per la costruzione del futuro, e di farlo in un settore, quello della robotica, nonostante l’impostazione “liberal” di neutralità tecnologica che è stata data al Piano nazionale Industria 4.0, in assoluta e imprescindibile espansione: e che per questo si deve poter dominare e trasformare in un’opportunità, e non in un fenomeno da cui essere sopraffatti o da inseguire dietro ai primati di altri paesi.

Una sfida ambiziosa per l’industria manifatturiera italiana, quella lanciata dal Piano nazionale, colta dalla Scuola Superiore Sant’Anna per valorizzare l’artigianalità propria del tessuto imprenditoriale italiano grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali come premessa per il nuovo Rinascimento industriale. E con un occhio già a Industria 5.0: il prossimo grande ciclo di innovazione, quello dei leader e non dei follower.

L'alleanza virtuosa tra università e industria

L’industria godrà a questo turno di una straordinaria opportunità di finanziamenti, e gli strumenti principali per l’erogazione dei servizi saranno proprio i Competence Center e i Digital Innovation Hub. I Competence Center, in particolare e al contrario degli altri, saranno pochi e molto selezionati sul territorio nazionale (l’uscita del bando è prevista ad aprile), e prevedranno un forte coinvolgimento di poli universitari d’eccellenza e quello di grandi player industriali.

Il focus del Competence Center toscano sarà quello di diventare un punto di riferimento per gli imprenditori che vogliono sostenere le nuove sfide industriali di digitalizzazione e di automazione, e che si rivolgeranno ad esso per sviluppare soluzioni o per contribuire a risolvere criticità legate all’introduzione di tecnologie e strumenti innovativi, nella gestione e nella produzione.

Si tratterà di un connettore tra bisogni e offerta in un modello guidato dalla domanda, che è quella delle imprese, il vero motore di tutto il Piano. L’idea è quella di un “one-stop-shop”: un solo ingresso-una sola uscita, afferma Paolo Dario, un unico luogo in cui l’imprenditore entra con un’idea ed esce con un prodotto o comunque con le soluzioni che gli servono. La novità non sta tanto nelle tecnologie quanto nel sistema di performance industriali e di competenze, nella realizzazione “su misura”, e anche nella “circolarità”, afferma Marco Frey, Direttore dell'Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna: “il modo migliore per fare economia nel mondo delle risorse”.