Come trasformare una città in una smart city

In Sardegna c'è un polo d'eccellenza per sperimentare - con la Cina - nuove tecnologie per le città intelligenti. Una è già stata usata durante la tragedia di Rigopiano

Come trasformare una città in una smart city

Le città in cui viviamo hanno una lunga storia. Pula ad esempio, cittadina a 40 km da Cagliari vicino alla quale sorge il CRS4, centro di ricerca che dirigo da qualche anno, è stata costruita dai Fenici nell’ VIII secolo a.C. su degli insediamenti nuragici preesistenti. All’incirca sono quindi 3000 anni. Nel resto d’Italia e in Europa la situazione è sostanzialmente la stessa, non c’è quindi da meravigliarsi se i progressi tecnologici che in tutti questi anni abbiamo fatto non riescono a migliorare la vivibilità delle nostre città. Di fatto non riusciamo nemmeno ad applicare le nuove tecnologie alle città. Le strade e gli acquedotti non sono molto diversi da quelli progettati e realizzati dai nostri antenati, lo sviluppo demografico ha creato però nuove criticità: traffico, inquinamento, rifiuti, sicurezza, ecc.

Il modello cinese

La situazione non è però la stessa in tutto il mondo. La Cina, ad esempio, negli ultimi 20 anni ha progettato e realizzato centinaia di nuove città. L’obiettivo è quello di trasformarsi in una nazione urbanizzata e spostare 250 milioni di abitanti dalle zone rurali ai nuovi insediamenti urbani. Nessuno sa se questo progetto avrà successo, ma senz’altro la Cina è oggi l’unico paese al mondo dove si stanno sviluppando delle competenze uniche e dove si stanno finalmente utilizzando tutte le più recenti conoscenze e tecnologie al servizio delle città e dei cittadini. Sarebbe senz’altro molto utile riuscire a adattare e trasferire questo enorme know-how alle nostre città e trasformare le nostre old-cities in moderne smart-cities.

L'accordo Sardegna - Cina per le smart city

Questo, in estrema sintesi, è l’obiettivo del Joint Innovation Centre (JIC), laboratorio di ricerca sulle smart & safe cities che nasce presso il Parco Scientifico e Tecnologico della Sardegna sulla base di un memorandum firmato a marzo 2016 al CEBIT di Hannover fra il CRS4 (Centro di ricerca della Sardegna), la Regione Sardegna e la multinazionale cinese Huawei. La collaborazione sardo-cinese è stata anche consolidata dalla visita proprio a Pula del presidente cinese Xi Jinping. Il laboratorio, inaugurato lo scorso dicembre, è finanziato da Huawei, con un investimento di circa 20 milioni di euro, e dalla Regione Sardegna con circa 3 milioni di euro.

Appena terminerà la fase di installazione di apparati e strumentazione partiranno i primi progetti che si occuperanno di sperimentazione di sensoristica diffusa e acquisizione di grandi moli di dati, sperimentazione di sistemi per la sicurezza e studio di sistemi e-LTE di nuova generazione.

I primi risutlati nel disastro di Rigopiano

Il JIC studierà quindi l’impatto delle più moderne tecnologie su tutti gli aspetti della vita nelle città con la collaborazione di tutti gli stakeholders. Qualche primo risultato di queste collaborazioni si vede già, ad esempio i Vigili del Fuoco in occasione del disastro di Rigopiano hanno utilizzato degli apparati sperimentali del JIC a supporto delle operazioni di soccorso per facilitare il recupero delle persone intrappolate dopo il crollo.

Non sarà facile, ma credo che il JIC possa diventare non solo un laboratorio per la sperimentazione di nuove tecnologie, ma anche un modo per capire come pubblico e privato, ricerca e industria, possano collaborare su temi concreti con il beneficio di tutti.