Siate egoisti, difendete la biodiversità

È il 22 maggio, giornata mondiale della biodiversità. Serviva anche questa, direte? E io vi rispondo di sì, perché quando mi confronto con la gente sui temi di Oceani questo tema è forse il più difficile da far passare

biodiversita giornata mondiale

Tutti si svegliano quando parlo di come i nostri oceani vivono quotidianamente l’attacco di molte minacce: riscaldamento globale, inquinamenti specifici di vario tipo, invasione delle plastiche, sfruttamento eccessivo della pesca, distruzione dei fondali, e altro ancora. Poi arriva “la biodiversità, questa sconosciuta”, le cose si incagliano e qualcuno nelle file in fondo si riappisola! 

Riproviamoci qui: perché ognuno dei “problemini” menzionati sopra si traduce, in fin dei conti, anche nella perdita di biodiversità degli ecosistemi oceanici.

Ovvero, cercando di dirlo in modo più chiaro, nella diminuzione della ricchezza delle forme di vita animale e vegetale che caratterizza i nostri mari, e (attenzione!) anche delle relazioni che esistono tra esse.

Oh certo, nel mare ci sono moltissime specie diverse, ne abbiamo contate più di 250.000 e sappiamo per certo che ne rimangono da scoprire almeno il triplo. Peccato che mentre lo facciamo, gli effetti delle minacce arrecate dall’uomo, dalle aree costiere e ora sempre più verso i bacini profondi, portano ad una continua riduzione del numero di specie e alla perdita dei loro habitat.

Tradotto: molte delle specie che ancora non conosciamo andranno estinte prima di venir censite, prima di capire a cosa servano di preciso nella fitta ragnatela di interazioni che si sono sviluppate in miliardi di anni.

E infatti alcuni scienziati parlano (con una certa enfasi?) di una sesta estinzione di massa già in corso. Nella storia della Terra se ne sono verificate 5, l’ultima delle quali circa 65 milioni di anni fa si portò via i dinosauri, forse a causa dell’impatto di un meteorite.

Ora, invece, le principali cause alla base della scomparsa di centinaia di specie sono quasi tutte interne ad una specie, la nostra; conseguenza dell’enorme successo, anche tecnologico, che l’animale uomo ha riscosso.

Però attenzione, per favore, perché non stiamo parlando solo di “bellezza del mare” o di “quantità del numero di una specie”.

Al solito, oramai lo avrete capito, le cose sono un pochino più complesse. E infatti se ci piacessero le cose semplici, non staremmo qui a ragionare di complessità e biodiversità!

Dato però che, soprattutto in questo periodo storico, mi dicono che bisogna cercare di essere “pratici”, la faccio breve.

Perché preoccuparci di tutelare l’enorme variabilità di forme di vita degli oceani?

 “Perché la salute dei mari, e la nostra stessa vita, dipendono dalla biodiversità degli oceani”.

Un ecosistema ricco in biodiversità è un ecosistema più sano, che “lavora” meglio, produce migliori servizi (su tanti fronti: ossigeno, degradazione dei rifiuti, regolazione del clima e dei cicli di nutrienti, servizi culturali o legati al turismo…), genera dei prodotti (cibo, pesce). E riesce a resistere meglio agli attacchi (resistenza) e a recuperare in fretta in caso di crisi (resilienza).

Un ecosistema poco ricco di diversità, per così dire “banalizzato”, produce servizi meno regolari o degradati, ed è fortemente a rischio in caso di attacchi esterni e di eventi catastrofici. Punto.

Se non mi lasciate quindi scrivere del valore filosofico della biodiversità, spero che aver cercato di “monetizzarla” abbia convinto almeno qualcuno tra voi di quanto preservarla sia una azione, quantomeno, egoisticamente intelligente.

Perché cancellare specie dal mare è come levare mattoni da una costruzione, senza sapere quali di preciso servano a sostenere il piano più alto, dove abitiamo noi.



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