E' nata la prima bambina da un utero di una donatrice morta

Lo straordinario risultato avvenuto in Brasile è stato pubblicato dalla rivista scientifica Lancet

trapianto utero donatrice morta

Un gruppo di medici brasiliani ha annunciato sulla rivista The Lancet la nascita della prima bambina partorita da una donna che ha subito un trapianto di utero prelevato da una donatrice morta. In generale, la possibilità di trapiantare un utero da una donatrice ad una donna è una metodica che si è iniziata a sperimentare da circa quattro anni.

La prima dimostrazione risale al 2014 e riguarda il trapianto di utero da una donna vivente ad un’altra. Nei primati sono stati eseguiti questi interventi già da molti anni con successi variabili e comunque con esito di gravidanze in evoluzione. Negli esseri umani le gravidanze sono estremamente rare.

Catania, primo centro nazionale di trapianto dell'utero

Vi sono state quindi delle segnalazioni anche antecedenti a questa pubblicata su Lancet ma non riportate in letteratura. Ovviamente va detto che la strategia legata a un trapianto da donatore vivo è senz’altro più favorevole rispetto a quella da donatore morto. Questo perché la vascolarizzazione con l’utero prelevato da una donna vivente è migliore. Le tecniche sono estremamente raffinate e, in genere, riservate solo a grandi esperti in chirurgia oncologica ginecologica. Non a caso il centro che in Italia sta diventando di riferimento è quello di Catania diretto dal professor Paolo Scollo, che è un chirurgo tra i più affermati nel campo della oncologia ginecologica.

Trapianto da donatrice morta elimina limiti etici

Come detto il trapianto tra viventi offre maggiori possibilità di pianificazione dell’intervento e riduce anche il tempo di ischemia a freddo, che potenzialmente si traduce in un tasso di successo più alto. Tuttavia, il fatto che questa gravidanza sia stata ottenuta mediante un trapianto da una donatrice non vivente è senz’altro un grande successo. Questo approccio infatti rimuove i limiti legati sia problemi etici, cioè quelli conseguenti al rischio di doversi sottoporre a un intervento chirurgico piuttosto invasivo, che quelli legali. Va infatti considerato che la donatrice perde la sua potenzialità di generare subendo una menomazione permanente della sua capacità riproduttiva.

Nuova metodica supera l'ostacolo dell'infertilità assoluta 

Va comunque detto che questo risultato dimostra che la cura della fertilità umana, che è considerata dalla Organizzazione mondiale della sanità una vera e propria malattia che deve essere trattata, sta superando ogni limite.

La procreazione medicalmente assistita e la genetica, particolarmente nei centri che uniscono queste due specialità, ha permesso di raggiungere traguardi impensabili fino a poco tempo fa e, adesso, con questa metodica si può superare anche l’ultimo fattore ritenuto insormontabile: quello dell’infertilità assoluta del fattore uterino. Le strategie di trapianto da donatore vivente o deceduto non si escludono a vicenda e, vista l’attuale scarsità di innesti uterini e il previsto aumento futuro della domanda, entrambi saranno probabilmente necessari.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it