Twitter, storia (e significato) del chicken nuggets che ha battuto Obama

Il tweet dell'anno non è quello del presidente americano, ma quello di un adolescente del Nevada che sogna un anno di polpette di pollo fritte gratis. Lo dicono i numeri. Che ci ricordano che in rete convivono quelli che vogliono cambiare il mondo, quelli che vogliono distruggerlo e tutti gli altri che vogliono semplicemente divertirsi e conversare

Twitter, storia (e significato) del chicken nuggets che ha battuto Obama

No, il tweet dell’anno non è quello di Barack Obama. Non è quello dove si vede l’ex presidente Usa che guarda la finestra della scuola di una sua figlia da dove gli sorridono bimbi di tanti colori, come in una foto di Oliviero Toscani; e sotto una frase, memorabile, di Nelson Mandela: “Nessuno nasce odiando un’altra persona per il colore della pelle, per la razza o per la religione”. No, il tweet dell’anno è quello di un adolescente del Nevada che nella vita vuole diventare un chicken nuggets, una polpetta di pollo fritta.

Lo dicono i numeri: il tweet di Obama, scritto poche ore dopo una strage razzista negli Stati Uniti, è quello che ha ottenuto più “likes”, più cuoricini, 4 milioni e mezzo fino ad oggi; ma sul fronte dei retweets, cioé di coloro che hanno rilanciato quel messaggio ai propri follower, si è fermato a quota un milione e mezzo.

Il che lo piazza al secondo posto di sempre, dietro il vero vincitore del 2017. Che si chiama Carter Wilkerson, ha 17 anni, è nato a Reno, figlio di due dentisti, ha tre fratelli e una passione sfrenata per i chicken nuggets che gli ha consentito di fare la storia dei social media visto che il 9 maggio scorso, era un martedì, alle 9 e 30 del mattino, ha mandato questo tutt’altro che geniale tweet a Wendy, una catena di fastfood: “Quanti retweet devo ottenere per avere un anno di chicken nuggets gratis?” E da Wendy gli hanno risposto. Secchi, asciutti, due parole: “18 milioni”. Al che Carter ha replicato: “Consideratelo già fatto”. E ha chiesto alla rete di aiutarlo nel suo obiettivo: e così è arrivato a 3 milioni e 700 mila retweet, lontano dal traguardo fissato da Wendy, ma anche lontanissimo dal secondo classificato che è appunto Obama.

Nel frattempo Carter ha montato un sito, ha costruito una linea di magliette sulla sua storia che vende a 15 dollari per raccogliere fondi per varie associazioni che fanno beneficenza ed è diventato una celebrità. Un caso di studio che in realtà ci dice molto su cosa sia davvero oggi la rete. Nell’anno in cui è stata dipinta come una fabbrica di notizie false, o uno strumento per dividersi ed odiare gli altri, la piccola storia di Carter Wilkerson, come il primo posto assoluto di Chiara Ferragni davanti a Matteo Renzi ed Enrico Mentana fra i digital leader italiani grazie ad una narrazione di sé stessa frivola, allegra ma tutt’altro che ingenua, ci ricorda che la rete non è la causa dei mali della nostra società, ma soltanto un amplificatore di quello che siamo: in rete ci sono quelli che vogliono cambiare il mondo, come Obama, quelli che vogliono distruggerlo e quelli che vogliono soltanto scroccare un chicken nugget.

 


Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it