TED2018, alla ricerca dell'ottimismo perduto

A Vancouver fino a sabato si è riunita la tribù degli ottimisti, quelli che sono convinti che il mondo stia sempre meglio, che l’idea geniale di un singolo individuo possa risolvere i problemi dell’umanità, che la connessione fra le persone sia un’arma di costruzione di massa e non uno strumento per sorvergliarci e venderci al miglior offerente

TED2018, alla ricerca dell'ottimismo perduto
Foto: Bret Hartman /Ted (Handout) / Afp 

Se cercate il futuro, il vostro posto in questi giorni è a Vancouver, nel Canada occidentale, nove ore di fuso orario con l’Italia, poco distante dall’Alaska, infatti la primavera non ci pensa proprio a farsi vedere e non è solo una questione meteorologica, come vedremo.

Qui fino a sabato si è riunita la tribù degli ottimisti, quelli che sono convinti che il mondo stia sempre meglio, che l’idea geniale di un singolo individuo possa risolvere i problemi dell’umanità, che la connessione fra le persone sia un’arma di costruzione di massa e non uno strumento per sorvergliarci e venderci al miglior offerente.

Qui si è riunito per il 34esimo anno consecutivo il meraviglioso circo del TED, un acronimo che sta per Tecnologia, Intrattenimento e Design, ma che tutti identificano con quei video di 18 minuti in cui uno sconosciuto ti spiega la sua idea geniale per cambiare il mondo (il più visto di tutti i tempi, quello del 2006 di sir Ken Robinson sulla scuola che uccide la creatività, ha appena superato quota 50 milioni di views).

TED2018, alla ricerca dell'ottimismo perduto
Foto: Glenn Chapman /Afp 

Nato in Silicon Valley, ovviamente, il TED dopo un lungo girovagare è approdato qui, nella Columbia Britannica con il fiato un po’ corto: davvero il mondo sta sempre meglio? Davvero il futuro sarà meraviglioso? Davvero la rete dà più potere agli individui? Davvero il digitale creerà più posti di lavoro di quelli che sta già distruggendo? Sono domande che ci riguardano tutti e per le quali è vietato dare risposte banali.

Il futuro non è più quello di una volta è una delle frasi più popolari sul web ma non è di oggi: il primo ad usarla pare che sia stato un poeta e filosofo francese, Paul Valery, già nel 1937. Due anni dopo scoppiò la guerra mondiale, per dire. E oggi? Oggi il gran capo del TED, Chris Anderson, ammette che è finito il tempo del facile ottimismo e ci invita tutti ad entrare nell’Età dello Stupore, ma aggiunge che ci si può stupire per una cosa meravigliosa ma anche per qualcosa di terribile. Ed è bene farsi trovare preparati. Perché, in fondo, come sempre, il futuro dipenderà da noi, da ciascuno di noi.



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