Lega, Cinquestelle e Pd: chi se la sente di tassare i super ricchi?

Quando aumenta la diseguaglianza non è mai una buona notizia per una democrazia. Tassare i super ricchi è un dovere morale, etico ed economico. Chissà se qualcuno avrà il coraggio di portare questo tema anche in Italia

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BRENDAN SMIALOWSKI / AFP
 
 George Soros

Diciannove fra le persone più ricche degli Stati Uniti d’America, tra cui George Soros e il cofondatore di Facebook Chris Hughes, hanno scritto una lettera aperta ai candidati per le elezioni presidenziali del 2020, con un messaggio sorprendente. Tassateci di più. Tassateci di più, non tutti, ma solo i super ricchi. Quello 0,1 per cento degli americani che possiede gran parte del patrimonio del paese. Per la precisione, possiede una ricchezza equivalente a quella che si dividono il 90 per cento degli americani in fondo alla classifica.

La tassa non ha lo scopo di punire chi ha di più, ma di aiutare chi è rimasto indietro. È stato calcolato che un prelievo del 2 per cento sul patrimonio di chi ha più di 50 milioni di dollari, potrebbe generare circa tre trilioni di dollari di dieci anni. Per fare cosa? Per investire in energia pulita, per dare a tutti i bambini l’assistenza sanitaria, per aiutare gli studenti che si indebitano per andare al college, per migliorare le infrastrutture e per diminuire la povertà.

Quella della tasse sui ricchi è una ricetta antica eppure attualissima. La rivoluzione digitale in venti anni ha consentito ad alcune persone di accumulare immense ricchezze. In testa alla classifica degli uomini e delle donne più ricche del mondo ci sono nell’ordine il fondatore di Amazon Jeff Bezos (1°), quello di Microsoft Bill Gates (2°), quello di Facebook Mark Zuckerberg (5°), quelli di Google Larry Page (12°) e Sergey Brin (15°). Hanno grandi meriti, hanno visto il futuro quando gli altri dormivano e pensavano che Internet fosse una roba per nerd. Hanno capito che il digitale avrebbe cambiato la vita di tutti. Ma hanno anche goduto di un sistema fiscale che tra incentivi e deduzioni negli Stati Uniti consente ad aziende come Amazon di non pagare tasse e mentre il resto del mondo ha faticato a capire come tassare i proventi del web.

Il risultato è una società sempre più divisa fra i ricchissimi e tutti gli altri, con i primi che si ritagliano un astuto ruolo da benefattori: invece di pagare le imposte dovute mettono una parte dei proventi in fondazioni dove fanno programmi per le scuole o la salute di scala modesta, ma in compenso di grande impatto sul marketing personale. 

Quando aumenta la diseguaglianza non è mai una buona notizia per una democrazia. E neanche per l’innovazione che ha bisogno di investimenti pubblici: senza quelli non avremmo avuto Internet e il web per dire. Tassare i super ricchi è un dovere morale, etico ed economico. Chissà se qualcuno avrà il coraggio di portare questo tema anche in Italia.  Potrebbe farlo la Lega che in questo modo finanzierebbe la flat tax. Oppure il MoVimento 5 stelle che avrebbe un argomento da contrapporre all’alleato di governo, O meglio ancora il PD, che potrebbe finalmente dire “qualcosa di sinistra”. Ma ripeto, ci vogliono coraggio, visione e mani libere rispetto ai super ricchi d’Italia. Forse non lo farà nessuno. 



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