Una voce che racconta una storia. È il podcast il futuro dell'informazione?

Spotify ha appena comprato Gimlet, una startup fondata quattro anni e mezzo fa da un giornalista radiofonico americano, per 230 milioni di dollari. Siamo ufficialmente entrati nell'età dell'oro dell'audio. I giovani si informano così, in cuffia, un download e una voce ascoltata per qualche minuto. Niente di più antico, teoricamente

Una voce che racconta una storia. È il podcast il futuro dell'informazione?
 Afp
 Alex Blumberg, ceo di Gimlet Media

Mi fa effetto ripensarci oggi. Quel giornalista che avevo davanti a New York 13 mesi mesi fa ha appena venduto la sua startup a Spotify per 230 milioni di dollari. Si chiama Alex Blumberg, con la “u” non come il magnate che è stato sindaco di New York. No, lui è soltanto un giornalista radiofonico a cui piace da matti raccontare storie. Niente di più antico teoricamente. Ma quel giorno del 2016 a New York, nella sala conferenze sopra Central Park, era stato invitato a parlare in quanto innovatore perché a un certo punto della sua vita aveva mollato tutto (lo stipendio sicuro, l’assicurazione sanitaria, tutto) e aveva fondato una società per fare podcast e aveva sfondato.

La cosa buffa è che il primo podcast in assoluto si chiamava Startup e raccontava proprio la sua storia di imprenditore digitale: aveva registrato e montato le discussioni con la moglie preoccupata del futuro e i primi tentativi di convincere gli investitori a metterci dei soldi; fino al tormento che lo aveva portato a cambiare nome, dal pomposo American Podcast Corporation, a Gimlet, che è un cocktail, due parti di gin e una di lime, e che ha una etimologia che vuol dire “penetrante”. Come una voce che racconta una storia.

Ma non era pazzo Alex Blumberg, sapeva quel che faceva. Il suo ultimo programma per la radio pubblica americana si chiamava Planet Money, raccontava i misteri dei soldi partendo dalla storia di come si fabbrica oggi una t-shirt di cotone ed era così piaciuto che aveva raccolto quasi 600 mila dollari dagli ascoltatori in cambio di una t-shirt del programma. Insomma era chiaro che c’era un nuovo mercato, era chiaro che siamo all’inizio di una nuova età d’oro dell’audio.

Per la verità questa cosa ce la dicono da almeno 15 anni, da quando un giornalista del Guardian usò per la prima volta il termine “podcast” per indicare il download e la sincronizzazione di un contenuto audio. Da allora i podcast sono cresciuti, e grazie agli smartphone si sono diffusi soprattutto fra i giovani. E alla fine l’età dell’oro è arrivata: Spotify ha appena annunciato un doppio colpo, oltre a Gimlet ha comprato anche Anchor, una piattaforma per creare podcast, e pensa di investire altri 500 milioni di dollari. È affascinante questo ritorno potente della voce nel nostro mondo delle immagini e dei selfie e dei video. Sembra più vera.



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