Se la bufala su Gentiloni fa più condivisioni di Repubblica, Stampa e Corriere il problema siamo noi

Seimila condivisioni in 12 ore per una finta notizia su Gentiloni premier che dice agli italiani di fare sacrifici senza lamentarsi. E sotto una valanga di commenti carichi di odio

Se la bufala su Gentiloni fa più condivisioni di Repubblica, Stampa e Corriere il problema siamo noi

Ascoltate bene questa frase, è il titolo di un giornale: “Gentiloni choc: gli italiani imparino a fare sacrifici e la smettano di lamentarsi”. E’ vero o falso? Prima di rispondere, sappiate che in 12 ore è stato condiviso su Facebook seimila volte. Ora fermatevi a respirare: è falso. Lo pubblica il fantomatico sito web di Libero Giornale. Un nome scelto per sembrare una via di mezzo fra due quotidiani molto noti del centrodestra con i quali però non ha nulla in comune. In realtà in fondo a tutto, a tutte le maxi bufale simili a quelle di Gentiloni premier, in una riga piccola piccola, chi ci arriva trova la scritta “satira e finzione sono la nostra missione”. Satira e finzione, ben nascoste.

Il problema ovviamente non è la satira online che anzi è benedetta: penso a esperienze collettive come quella rappresentata da Spinoza che da anni raccoglie le migliori battute della rete. O al sito Lercio che pubblica battute sotto forma di notizie che è impossibile equivocare. Ma le bufale in rete sono un’altra cosa. E sono un problema serio visto il ruolo che hanno giocato sia nella vittoria elettorale di Trump che nel determinare l’esito della Brexit. (non stiamo sostenendo la tesi che senza le “fake news” i risultati elettorali sarebbero stati diversi, ma solo evidenziando un problema che sta diventando sempre più complesso e che in questi giorni vede Facebook, Google e Twitter al lavoro per risolverlo alla radice).

Nel caso di “Gentiloni choc” quello che davvero preoccupa sono i commenti sotto il post di Facebook. Pochissimi avvertono che si tratta di una bufala. Tutti gli altri scrivono cose tipo: “vergognati, io nella vita lavo i bagni, devi morire, andiamo in piazza, maledetto criminale, vi cacceremo tutti”. E via così. Un festival dell’odio che ha origini nel malessere della nostra società ma che viene alimentato quotidianamente da notizie false che sui social viaggiano alla velocità della luce. Mentre per esempio l’editoriale del direttore di Repubblica Mario Calabresi, pure molto critico con il governo Gentiloni, su Facebook era fermo a 850 condivisioni. Il Buongiorno di Massimo Gramellini sulla Stampa, sempre contro il governo Gentiloni, era a 47. E il commento di Pierluigi Battista sul Corriere addirittura a 15. Si dirà: è colpa dei giornalisti famosi che non si fanno leggere (e infatti il post di Mentana in 4 ore ha raggiunto duemila condivisioni). Ma è un problema per tutti noi se condividiamo delle notizie palesemente false e che alimentano un odio sociale. Perché con l’odio una comunità si sgretola. Sarà interessante scoprire chi c’è dietro Libero Giornale. A un primo riscontro sembra intestato ad una società inglese. Ma intanto attenti a quello che condividete sui social. La verità conta.