Perché non siamo più innamorati degli smartphone

Samsung per la prima volta segnala una frenata nelle vendite di telefonini. A 11 anni dal lancio del primo iPhone, la tecnologia sembra aver raggiunto il suo punto massimo. Accanto a ciò si vedono i segnali di una crescente disaffezione per il modello di vita "always on". Per questo alcuni guru tecnologici stanno tornando ad usare i flip-phone: stupidi, semplici, economici e non invadenti 

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Non ci sono più certezze, si sa. Neanche per la tecnologia. Samsung per la prima volta da una vita presenta dati che segnalano una discreta frenata nelle vendite di telefonini. Vedremo stanotte i dati di Apple, ma intanto si può già dire che questo calo (il Galaxy S7 due anni fa vendette oltre 50 milioni di pezzi, record assoluto per i coreani; gli S9 quest’anno, nonostante recensioni entusiaste, pare si fermeranno a quota 31) era nell’aria per due ragioni, La prima è che ormai non si capisce bene cosa cambi davvero da un modello al successivo per giustificare quasi mille euro di spesa ogni volta. Quella degli smartphone, a 11 anni dal lancio del primo iPhone, sembra una tecnologia satura, che è arrivata al suo punto massimo, per ora. E’ per questo motivo che molti si tengono il vecchio modello.

Ma c’è anche una seconda ragione secondo me che va oltre il modello del telefonino per investire il modello di vita rappresentato dagli smartphone. Sempre connessi, pronti a reagire ad ogni notifica, immersi in chat e giochi. E’ questa la vita che sognavamo da bambini? Molti iniziano a rispondere no. E non sono quelli che l’innovazione l’hanno sempre vista come il fumo negli occhi e che tornerebbero a comunicare con i segnali di fumo. Sono esperti di tecnologia con blog seguitissimi che si vantano di fare dei post dal titolo: ho lasciato il mio iphone e ho preso un flip-phone, un telefonino stupido, di quelli da 50 euro, che si apre per rispondere, che telefona e basta, ma lo fa bene, manda gli sms e non ha whatsapp e le altre app, fa le foto se vuoi, ma di media qualità, e ha una batteria che dura due settimane. Risultato: vivo meglio, meno stressato, vado su Internet solo quando voglio, dal computer di ufficio o di casa, e il resto del tempo mi godo la vita, parlo con le persone, le ascolto, non ho l’ansia di controllare in ogni istante se è arrivato o no un altro messaggio.

E’ un trend piccolo per ora, ma non trascurabile (adottato tra gli altri dal secondo uomo più ricco del mondo, Warren Buffett, 87 anni, che probabilmente ha però uno stuolo di segretari che guardano le notifiche al suo posto mentre lui si gingilla con un flip-phone della Samsung a dispetto del fatto di essere uno dei principali azionisti di Apple). Molti la iniziano a considerare una scelta culturale matura, consapevole, di chi ha capito che con il digitale va trovato un equilibrio diverso dal “sempre connessi” perché alla lunga ci sconnette da tutto il resto e dal nostro io più profondo. Per onestà, io per ora mi tengo il mio smartphone, cercando di usarlo con moderazione, ma non mi stupisce che molti esperti di tecnologia invece del solito articolo su come sfruttare al meglio il telefonino in vacanza, in questi giorni facciano liste di consigli per evitare che il telefonino ci rovini le vacanze.

 


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