Qualcuno inizia a innervosirsi per questi robot che fanno i nostri lavori

A San Francisco prime aggressioni alle auto che si guidano da sole. Mentre si sono perse le tracce del poliziotto-robot che era stato gettato in una fontana. A Las Vegas dei muratori in carne e ossa battono in una gara di velocità il loro sfidante in silicio che però sulla lunga distanza è tre volte più efficace. Intanto l'assistente vocale di Amazon ha iniziato a ridere senza motivo. Una risata sinistra ci seppellirà?

Qualcuno inizia a innervosirsi per questi robot che fanno i nostri lavori

Le cronache dal mondo dei robot sono sempre più affascinanti. E inquietanti. Oggi voglio mettere in fila tre notizie. La prima riguarda il debuto del robot muratore: avevamo già visto stampanti 3D costruire intere case ma con limiti evidenti di forma e altezza; ora tutto ciò si supera con il robot muratore che alza su una casa come ti piace mattone dopo mattone. Un’altra professione che un giorno sparirà, è inevitabile (ad una gara di velocità e precisione fra robot e muratori che si è appena svolta a Las Vegas, hanno vinto i muratori e ha perso SAM il campione dei robot che però sulla durata è imbattibile, piazza 1200 mattoni al giorno contro i 500 massimo di noi umani).

La seconda notizia riguarda le famose auto che si guidano da sole, che in questi anni hanno accumulato migliaia di chilometri di test, soprattutto negli Stati Uniti, con un numero di incidenti irrisorio in percentuale se paragonato agli incidenti che fanno i veicoli guidati da noi umani. Tanto che da qualche giorno Uber, che molti conoscono per la concorrenza ai taxi, ha iniziato un servizio di camion che si guidano da soli le strade dell’Arizona. Il camionista, un altro mestiere che ha gli anni contati.

La vera notizia però è un’altra: in California, in particolare a San Francisco, si sono registrati i primi incidenti anomali di auto che si guidano da sole. Ovvero delle aggressioni di automobilisti infuriati contro la tecnologia. Solo che non potendosela prendere con il guidatore, che non c’è appunto, se la sono presa con il passeggero. Urla, calci, qualche danno alla carrozzeria. Poca roba ma significativa. Qualcosa di simile era capitato sempre a San Francisco qualche mese fa con il robot poliziotto, che era finito ricoperto di letame a testa in giù in una fontana.

La terza notizia riguarda Amazon, e il suo assistente vocale, Alexa, un cilindro grade come una bottiglia di latte che metti in casa e che obbedisce ai tuoi ordini, ti mette la musica che vuoi e ti accende e spegne le luci. Solo che nei giorni scorsi improvvisamente dagli altoparlanti di Alexa sono uscite delle risate sataniche, spaventose. Così, all’improvviso, senza nessun motivo. Con il risultato di terrorizzare le persone presenti in casa. Amazon ha prima replicato qualcosa tipo “siamo consapevoli del problema, lo stiamo aggiustando”; poi ha spiegato di aver risolto disabilitando il comando “Alexa, ridi!”, che il cilindro intelligente in qualche modo travisava, e sostituendolo con la frase “Alexa, puoi ridere?”. Ma nessuno ha spiegato cosa c’è da ridere e soprattutto perché la risata di un robot deve suonare così sinistra.

Notate anche voi un collegamento fra queste tre notizie? A me fa tornare in mente un gruppo rock, nato proprio in California, negli anni ‘90: si chiamavano Rage Against the Machines. Rabbia contro le macchine. A volte le canzoni arrivano prima.

 



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