Mai più senza: PopSocket, il gadget che ha reso milionario un prof di filosofia

Cos'è? Una specie di bottone estraibile da apporre del retro dei nostri telefonini sempre più grandi: serve a tenerli agevolmente fra due dita, ad arrotolarci gli auricolari e a fare videochiamate comode. Lo ha inventato un filosofo ballando su Kickstarter e investendo i soldi della casa distrutta da un incendio. Magari è solo una moda, ma ci ricorda che la prima legge dell'innovazione di successo, è semplice: inventare cose utili

Mai più senza: PopSocket, il gadget che ha reso milionario un prof di filosofia
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David Barnett e il dispositivo PopSocket per telefonini

Qualche anno fa sul settimanale satirico Cuore c’era una rubrica imperdibile. Si chiamava “Mai più senza” ed elencava una serie di prodotti strampalati ma reali che avremmo potuto acquistare. La rubrica era così popolare che, dopo la fine di Cuore, è diventata una pagina Facebook dove potete scoprire che esiste il selfieccino, uno strumento per stampare i selfie sul cappuccino; il canettone, il panettone per cani; o i biscotti a forma di dito per poterli immergere nella Nutella. Mi è tornata in mente quando mi sono imbattuto in PopSocket, il gadget  che sta conquistando il mondo: non esagero, cento milioni di pezzi venduti a 10 dollari l’uno (15 con foto personalizzata) sono un bel traguardo.

PopSocket è una specie di grosso bottone da apporre sul retro del vostro smartphone. Assolve a tre funzioni: consente di appoggiarlo durante una videochiamata (abbastanza utile); serve per arrotolarci i fili degli auricolari invece che tenerli a penzoloni (molto utile); infine consente di tenere facilmente in mano, con due dita, questi telefonini sempre più grossi che, come ha scritto il critico del Wall Street Journal, ormai sono fatti per le mani giganti dei giocatori di basket della NBA americana (indispensabile). Come tutte le volte che si parla di gadget, anche il PopSocket può sembrare una boiata pazzesca o anche solo una effimera moda (chi si ricorda del Fidget Spinner?). Epperò questa volta sembra esserci qualcosa di più durevole.

La storia stessa di come è stato inventato ed è diventato un successo mondiale. L’inventore è David Barnett, un giovane professore di filosofia del Colorado. Era il 2010 e si era stufato di arrotolare i fili dei suoi auricolari alla meno peggio. Così andò in una merceria, acquistò due grossi bottoni e ce li incollò. I quindici mesi successivi li ha trascorsi per progettare al computer, con un software per il disegno 3D, qualcosa di meno rudimentale: sessanta prototipi dopo, tutti fatti in Cina, si è lanciato in una indimenticabile campagna di raccolta fondi su KickStarter (18 mila dollari raccolti in 5 giorni) in cui per dimostrare l’utilità del gadget ballava come un indemoniato senza che i fili degli auricolari si annodassero.

Ma la svolta è stata l’ìncendio della sua casa in Colorado (non lo ha appiccato lui stesso, è ufficiale): con i soldi dell’assicurazione ha fatto partire una startup, nel suo garage naturalmente, ha iniziato a vendere tramite Amazon e Ebay, ha sedotto tra gli altri alcuni testimonial molto famosi (tipo Jared Leto, Serena Williams, Michael Phleps) e oggi ha duecento dipendenti in tre continenti più una 40ina di avvocati che fanno causa agli infiniti tentativi di imitazione. 

Non so come finirà PopSocket, e se davvero attorno al successo di un gadget crescerà una azienda che produca piccoli oggetti che ci migliorano un po’ la vita, come dice il filosofo milionario che sta provando a lanciare un movimento dei poptivisti, gli ottimisti pop; ma so che a volte il segreto del successo è semplice: progettare qualcosa di davvero utile e usare al meglio le opportunità della rete.



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