La cura del sonno

Dormiamo poco e male. Secondo alcuni dipende dallo stress della vita digitale. La soluzione potrebbe non essere spegnere tutto. Dopo averci mandato a caccia di mostri immaginari con Go, la Pokemon sta per lanciare un oggetto che punta a monitorare il nostro riposo notturno come elemento per ricaricarsi e vincere ad un videogame. Ma ci si può curare usando strumenti che ci hanno reso insonni?

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KOKI KATAOKA / YOMIURI / THE YOMIURI SHIMBUN
 
Il ritmo del sonno
 

Qualche giorno fa, quando ho ascoltato il gran capo di Pokemon, il giapponese Tsunekazu Ishihara, annunciare che il prossimo videogioco nel 2020 sarà basato sul sonno, insomma ti premierà se dormi tanto e bene, ho ripensato a come avevo appena trascorso la notte. Più o meno come al solito. A letto verso le 23, primo risveglio breve verso le due del mattino per leggere Repubblica sull’iPad con un bicchiere di latte; secondo risveglio verso le cinque del mattino per leggere tutti gli altri giornali con una tazza di cereali; terzo e ultimo risveglio alle sette, pronto a partire.

Il sonno non è un mio problema, è un nostro problema. Dormiamo sempre peggio. E alcuni dicono che la cosa sia in qualche modo legata alla nostra vita digitale, alle notifiche continue che ci arrivano dai social network, al bisogno di andare a spizzare le foto delle vite degli altri, e anche alla facilità con cui in rete troviamo sempre un altro film  o un’altra canzone con cui occupare il tempo.

Un paio di anni fa, un pioniere del web, Arianna Huffington, che prima ha fondato e portato al successo la catena di news dell’Huffington Post e oggi si definisce una “sleep evangelist”, evangelista del sonno, ha pubblicato un libro - The Sleep Revolution - documentando la crisi globale del nostro tempo: dormiamo poco e male. Non è più solo una impressione, ci sono i dati a dimostrarlo. Moltissime app e diversi braccialetti provano a dirci la mattina la qualità del sonno analizzando i nostri movimenti notturni.

Ma Pokemon promette di andare oltre: visto che la nostra frenetica vita assomiglia sempre di più ad un videogame, tanto vale inserire nel gioco anche il sonno. Trasformando il sonno in un gioco. La cosa può apparire velleitaria se non provenisse da quell’azienda che dal 1996 ha venduto 340 milioni di unità, e che nel 2016, con Pokemon Go, per alcuni mesi ha trasformato la vita di quasi trenta milioni di pendolari che se ne andavano in giro per le città a catturare mostri che vedevano solo sul loro telefonino.

Pokemon Go Plus + sarà un oggetto da mettere sotto il cuscino che dovrà assicurarsi che di notte facciamo il pieno di energia.

Ma se è la vita digitale la causa della mancanza di sonno, può un altro videogame essere la soluzione?

 



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