Per chi suona la campana della Giulia Milano

La vicenda del debutto dell'Alfa Romeo in Cina (350 auto vendute in 33 secondi su Alibaba), ribadisce il potenziale del Made in Italy sulle piattaforme di ecommerce. Eppure non lo sfruttiamo

Per chi suona la campana della Giulia Milano

Alla vigilia della firma dei nuovi Trattati di Roma per l’Europa non posso fare a meno di ricordare che siamo agli ultimi posti in Europa quando parliamo di Internet e di digitale. E quindi di futuro. Perché, lo dicono tutti ormai, la precedente comunità europea era basata su carbone e acciaio; questa sui bit, l’unità di misura del mondo digitale. Ebbene se passasse davvero l’idea di una Europa a due velocità, noi in questo settore saremmo nei vagoni più lenti, assieme a Romania, Bulgaria e Grecia. Ma non è solo una questione di orgoglio nazionale: da qui passa il nostro futuro come paese. La possibilità di tornare a crescere. Prendete l’ecommerce, il commercio elettronico. Per le imprese italiane sarebbe un volano straordinario: poter vendere in tutto il mondo, grazie a Internet, un prodotto made in Italy è una opportunità che non ci sarebbe nemmeno bisogno di spiegare. L’ultimo esempio è clamoroso e arriva dalla Cina dove qualche giorno fa, su una piattaforma di ecommerce di Alibaba, sono stati venduti 350 esemplari della Giulia Milano di Alfa Romeo in 33 secondi. Avete letto bene, 350 macchine vendute in 33 secondi, più di 10 al secondo. Il precedente record era di un’altra automobile italiana, nel 2016, la Maserati: allora vennero venduti 100 SUV Levante in 18 secondi.

La Cina è un mercato particolare: per l’auto è già il più grande del mondo e nel 2020 lo sarà anche nel segmento delle auto di lusso, come indicano questi due esempi. Ma qui quello che interessa mettere in luce sono le potenzialità per l’Italia di scommettere sul commercio elettronico. Non solo per vendere, ma anche per combattere il mercato dei falsi made in Italy che in rete vanno fortissimo e che si contrastano vendendo gli originali non solo punendo i contraffattori. Ovviamente i grandi brand della moda e del lusso già lo fanno. E invece ancora oggi solo il 7 per cento delle piccole imprese italiane vendono i loro prodotti online. Ve lo dico in un altro modo: si tratta di 280 mila imprese su oltre 4 milioni. Il record della Giulia Milano ci sveglierà finalmente?