Furlan ha un'idea sbagliata dei social

La frase "uscite dalla realtà virtuale dei social" è a effetto, ma è sbagliata. il problema dell’opposizione non è uscire dai social, ma entrarci con delle idee nuove

landini cgil soocial

Articolo aggiornato alle 16,20 del 10 febbraio 2019. La frase che nella versione precedente era stata attribuita a Maurizio Landini, segretario della Cgil, è in realtà di Annamaria Furlan, leader della Cisl. Ce ne scusiamo con gli interessati e con i lettori

Hanno avuto molto successo Cgil Cisl e Uil nella manifestazione di sabato a Roma. Era da tempo che non si vedevano piazze così piene. Ed era da tempo che il sindacato non dava una prova di forza.

Epperò sommessamente vorrei mettere in guardia il segretario della Cisl Annamaria Furlan, da quello che per molti giornali è stato il messaggio chiave della manifestazione di piazza San Giovanni. Quando dal podio ha detto, rivolto al governo e alla sua maggioranza, “uscite dalla realtà virtuale dei social e venite qui per vedere la vita vera”. E’ una bella frase a effetto, che infatti è stata applauditissima. Ma è una frase sbagliata.

Provo a spiegarlo con un esempio. L’ultimo che ha detto qualcosa di simile non ha poi avuto molta fortuna. Era il 19 febbraio 2014 e Matteo Renzi e Beppe Grillo si incontravano per la prima volta, credo, nel modo più solenne e surreale: uno era presidente del consiglio incaricato e presto avrebbe varato il suo governo; l’altro era il leader del M5s che alle elezioni dell’anno precedente aveva ottenuto uno strepitoso successo, sfiorando il primo posto.

Quella sfida di Grillo a Renzi sullo streaming

Non erano soli, ma accompagnati dalle rispettive delegazioni. Ed erano in streaming, era il periodo in cui gli M5s trasmettevano tutto in rete in diretta. Adesso no, solo i comizi. Grillo fece il solito show, gliene disse di tutti i colori a Renzi che a un certo punto sbottò e disse: “esci da questo blog Beppe, esci da questo streaming”. Bella frase anche lì, da titolo e da applausi, qualcuno ci fece addirittura un rap che sta ancora lì su YouTube, relitto di un tempo che fu; e di una analisi superficiale.

Perché il blog di Grillo non era solo un blog, era il motore di un partito politico che stava prendendo il potere; e la rete non era “realtà virtuale”, ma era ed è fatta di persone vere che la usano per stare in contatto, comunicare e organizzarsi. A volte in modo cialtronesco, ok, ma non virtuale. Reale.

Un'idea sbagliata e pericolosa dei social

Questa idea per cui i social sarebbero altro da noi è sbagliata e pericolosa: la divisione dell’Italia in due, fra social e no, poteva reggere fino a dieci anni fa, quando gli utenti di Internet erano solo il 40 per cento degli italiani e il presidente del Consiglio si poteva permettere di storpiare il nome di Google in Gogol. Oggi no: oggi gli italiani in rete sono il 75 per cento della popolazione, tre persone su quattro, e non solo M5s resta saldamente un partito social, ma il leader della Lega, con quasi tre milioni e mezzo di followers, è il numero uno in Europa su Facebook: persone reali che lo seguono ogni giorno e poi riempiono le sue piazze anche.

Infatti a piazza San Giovanni i militanti, che queste cose le sanno, facevano la fila per farsi un selfie con i leader sindacali e poi postarlo sulle rispettive bacheche. Insomma, il problema dell’opposizione non è uscire dai social, ma entrarci con delle idee nuove.



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