Lamborghini, il primo film prodotto con una criptovaluta

Si chiama Tatatu e promette di essere una sorta di social network che pagherà gli utenti per i contenuti che guardano e condividono. Una sfida al modello di Facebook, Google e Netflix. Dietro c'è un giovane produttore cinematografico italiano che dice: "L'era dei giganti di Silicon Valley che fanno i soldi sul nostro tempo libero è finita". Un tantino esagerato...

Lamborghini, il primo film prodotto con una criptovaluta 

Al Festival di Cannes qualche giorno fa hanno annunciato che faranno un film su Lamborghini finanziato con una nuova moneta digitale, una sorta di bitcoin dello spettacolo, semplificando parecchio. Qui le notizie sono due: la prima è il film su un italiano leggendario, Ferruccio Lamborghini che è partito fondando nel 1948 una fabbrica di trattori ed è finito, dal 1963, inventando alcune delle più straordinarie auto sportive di sempre. Nel film sarà interpretato da Antonio Banderas, mentre Alec Baldwin impersonerà il rivale Enzo Ferrari (titolo provvisorio: Lamborghini, The Legend). Che dire, davvero un bel capitolo della storia italiana che approda al cinema.

Ma è la seconda notizia quella che mi ha colpito di più. Perché segna il debutto delle criptovalute in una grande produzione hollywoodiana e apre potenzialmente la strada ad un nuovo di intendere Internet. La moneta si chiama Tatatu e tecnicamente è una social entertainment platform, una sorta di social network per consumare contenuti in cui gli utenti vengono retribuiti per quello che fanno, per cosa condividono con i rispettivi amici e persino per quello che poi fanno i medesimi amici. Immaginate una via di mezzo fra YouTube e Netflix ma dove invece di pagare per le serie tv, o di regalare i dati personali a Google, vieni ricompensato per quello che guardi.

Il pagamento avviene in Tatatu, questa nuova moneta digitale che utilizza la tecnologia blockchain, ovvero il sistema - anonimo e incorruttibile - per tracciare tutte le transazioni in rete che sta alla base di tante nuove valute.

Lamborghini, il primo film prodotto con una criptovaluta 
 Andrea Iervolino

Dietro il progetto c’è un produttore cinematografico italiano di stanza ad Hollywood, si chiama Andrea Iervolino, ha 31 anni, una infanzia travagliata alle spalle superata di slancio al punto che molti addetti ai lavori ne hanno seguito la rapidissima ascesa con un certo sospetto. Nella sua bio ufficiale sostiene di aver lanciato la prima startup, nella natìa Cassino, a 13 anni; di aver prodotto il primo spettacolo a 15, e da allora ha al suo attivo circa 60 film, alcuni di grande successo, compresi diversi premi.

Adesso lancia Tatatu e con una enfasi - questa sì - hollywoodiana sostiene che “l’era dei giganti della Silicon Valley che fanno i soldi sfruttando il nostro tempo libero è finita”. E ancora: “Noi non sfrutteremo i nostri utenti, ma li pagheremo per guardare, ascoltare, giocare con i nostri contenuti”. E’ una scommessa rischiosa, persino spericolata ma tempestiva viste le difficoltà di Facebook e Google con le nuove regole europee.  Intanto Monika Gomez Del Campo Bacardi, erede di un impero leggendario di rum, e dal 2013 socia di Iervolino, sostiene di aver investito nella piattaforma Tatatu -, sviluppata da uno dei maghi delle criptovalute, Jonathan Pullinger -, ben 100 milioni di dollari.

Per ora siamo agli annunci, aspettiamo i fatti in trepidante attesa.

 


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