L'intelligenza artificiale che compone colonne sonore copiando Bach e Beethoven

L'intelligenza artificiale che compone colonne sonore copiando Bach e Beethoven
KTSDESIGN/SPL 
Intelligenza artificiale (Agf) 

Quando parliamo di robot e intelligenza artificiale e del pericolo che un giorno il nostro lavoro lo faccia un algoritmo, c’è un limite che credevo invalicabile: i robot faranno i nostri lavori ripetitivi e faticosi, ci rassicurano sempre, quelli creativi, dove è richiesta empatia, intelligenza emozionale, genialità, quelli no, sono al sicuro. Così credevo, fino a quando sul palco del TED di Vancouver è salito Pierre Barreau. E’ un giovane informatico e musicista residente in Lussemburgo che nel febbraio 2016, dopo aver visto il film Her, assieme ad un pianista e a un direttore d’orchestra, ha creato AIVA, la prima intelligenza artificiale in grado di comporre musica classica, sinfonica e in generale colonne sonore. Tu imposti i parametri, e la musica è pronta.

Non è la prima volta che si parla di musica fatta da un computer anzi, il primo esperimento risale al 1965, ma quello a cui stiamo assistendo è davvero un’altra cosa: ci sono in circolazione una dozzina di startup che si occupano a vario titolo di musica generativa, ovvero generata automaticamente, e che spesso integrano il lavoro degli esseri umani con arrangiamenti automatici o suonando strumenti mancanti. Ma con AIVA entriamo in una dimensione nuova: quella in cui il computer non ha bisogno di noi. AIVA prima ha composto un brano per solo piano, niente male, poi un intero album, Genesi, per piano e orchestra; infine la musica per la festa nazionale del Lussemburgo, qui il video; e qualche mese fa, la colonna sonora per uno dei videogame più popolari del mondo, Battle Royale di Fortnite (qui il video di quando l’orchestra l’ha registrata). Come ci riesca è presto detto: al software sono stati fatti conoscere, diciamo così, gli spartiti delle composizioni dei più grandi autori della storia, da Mozart a Beethoven fino a Bach. Ha studiato dai migliori, insomma, con una tecnica che si chiama “deep learning”. Da qui AIVA ha ricavato gli schemi ricorrenti di una composizione musical, e a quanto pare è in grado di replicarli adattandosi alla richiesta che viene fatta.

L’idea, secondo quello che Barreau ha detto a Vancouver, è che ciascuno possa avere la propria colonna sonora, una serie di note che rispondono alla nostra storia e ai nostri gusti. Ma più in generale c’è un mercato florido, quello dei film e dei documentari a basso costo per esempio, ragion per cui AIVA dal maggio 2016 è stata iscritta come autore dalla società che gestisce il diritto d’autore in un paio di paesi (tipo la SIAE). Funzionerà? E se funzionasse davvero, che lavori sono al riparo dalla rivoluzione prossima ventura?



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