Mezz'ora al giorno di lezioni di Internet (per tutti, anche per Di Maio)

La proposta del ministro di un accesso gratuito per tutti trenta minuti al giorno non merita di essere archiviata come una battuta estiva. Ma deve essere un punto di partenza per capire di cosa davvero abbiamo bisogno per diventare cittadini digitali

Mezz'ora al giorno di lezioni di Internet (per tutti, anche per Di Maio)
 Agi
 Luigi di Maio

Ha senso dare Internet mezz’ora al giorno gratis a tutti? E se avesse senso, è possibile? Chi paga? Se la proposta non venisse dal leader del principale partito italiano, nonché vice presidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro; insomma se a farla non fosse stato Luigi Di Maio in persona, non intercettato per strada da qualche cronista, ma parlando dal podio della Sala della Regina di Montecitorio, nell’occasione solenne dell’Internet Day, la cosa la potremmo archiviare tra la battute estive destinate ad essere dimenticate in fretta. Ma sarebbe un errore: perché “l’accesso gratuito a Internet per tutti” è contenuto nel famoso “contratto del governo del cambiamento” (sebbene si tratti di un inciso che sembra buttato lì mentre si parla di altro). E poi perché Di Maio alla Camera ha fatto un discorso appassionato sull’importanza della rete per la crescita del paese e sul diritto che tutti abbiamo di navigare. Non possiamo non essere d’accordo. Ma questa storia della gratuità della navigazione, per mezz’ora, non convince per troppe ragioni.

La prima è oggi Internet non si misura più a tempo, come accadeva negli anni 90, ma in giga, ovvero nella quantità di dati che si consumano: dipende da cosa ci fai, ci guardi un film o fai una ricerca su Google? La seconda è che già adesso gli operatori si combattono con tariffe stracciate, al punto che con sei euro hai Internet quando vuoi per un mese: in questo scenario, che senso ha mezz’ora? La terza è che ormai ci sono molti punti in quasi tutte le città dove collegarsi gratis al wifi pubblico. Ma la quarta e più importante ragione emerge dall’analisi dei motivi per cui ancora oggi un italiano su tre non usa la rete. Da una indagine europea appena fatta risulta che la metà delle persone dichiarano di non avere la connessione Internet a casa semplicemente perché pensano che non gli serva; se li sommiamo a quelli che lo fanno perché non si fidano della rete capiamo che il problema non è dare Internet gratis a tutti.

 

Households Without Internet Access at Home Because Access Not Needed by Household Type in EU28 from 2008 to 2017 • % of households without internet access at home

Ma piuttosto spiegare a tutti, anche a quelli che navigano, a cosa serve davvero la rete, cosa possono farci, come possono usarla per studiare meglio, lavorare meglio, ma anche curarsi, divertirsi, comunicare. Dare Internet gratis a chi non sa cos’è è come dare a me le chiavi di una astronave marziana per il teletrasporto: se anche riuscissi ad accenderla, farei dei danni. Immaginate per un attimo un anziano analfabeta digitale davanti ad un computer per mezz’ora senza nessuno che gli dica cosa farci. Insomma, non abbiamo bisogno di mezz’ora gratis di Internet al giorno, ma semmai di mezz’ora al giorno di lezioni di Internet. Per tutti, anche per me, anche per Di Maio. Magari sulla Rai che come servizio pubblico ha il dovere di occuparsene* ma di solito se la cava con qualche comodo annuncio.

  • Per chi non lo sapesse (ma chi mi segue da tempo lo sa benissimo): negli anni ‘60 tutti i giorni all’ora di cena arrivava in tv il maestro Alberto Manzi che faceva per mezz'ora lezione di italiano. In questo modo milioni di italiani hanno imparato a leggere e scrivere e hanno preso la licenza elementare... Da tempo sostengo che andrebbe fatto per Internet, ci sono in giro un sacco di persone in grado di farlo (segnalo tra gli altri, ma non ne ha bisogno, Marco Camisani Calzolari). La Rai è potenzialmente e nei fatti la scuola più grande d'Italia. Può insegnarci a cucinare (lo fa già); può mostrarci le bellezze d’Italia e le meraviglie della scienza (idem); e può farci diventare cittadini digitali. 



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