Il computer che sa come stai (da come parli)

La crisi di idee di Apple non è compensata dai nuovi gadget - stupidotti - visti al CES di Las Vegas. "The next big thing" saranno gli assistenti vocali che non hanno ancora espresso il loro potenziale. I brevetti di Amazon e Google consentono di capire il nostro stato d'animo e di salute dal tono della voce e adeguare la conversazione in base a chi in famiglia lo sta usando. E' l'intelligenza emozionale - I cinque progetti italiani premiati al Ces

Il computer che sa come stai (da come parli)

L’anno dell’innovazione è iniziato sotto una nuova stella: cadente, però. L’annuncio di Apple del taglio drastico della produzione degli iPhone è stato interpretato come la fine dell’età dell’oro dei telefonini e l’inizio del viale del tramonto di Apple esattamente come accadde alla Nokia undici anni fa. Intanto a Las Vegas è in corso la grande fiera mondiale dell’elettronica di consumo ed è partita la caccia ai nuovi oggetti del desiderio.

Deludente, finora. MI spiego: gli smartphone ci hanno davvero cambiato la vita, hanno cambiato il modo di comunicare, informarsi, produrre, condividere, acquistare; a Las Vegas invece “le grandi novità” di cui si parla  sono mega televisori avvolgibili come una tovaglia e ciotole intelligenti per cani e gatti. Non voglio banalizzare ma l’innovazione vera è un’altra cosa.

Per questo resto convinto che la novità dell’anno e degli anni a venire sia già sul mercato: mi riferisco agli assistenti vocali, questi oggetti più piccoli di un barattolo di marmellata che ti porti a casa con qualche decina di euro e ti parlano pescando informazioni in rete. L’intelligenza artificiale parlante cambierà le nostre vite molto più di quello che oggi riescono a immaginare quelli che già hanno comprato un dispositivo di Amazon o di Google (per quello di Apple occorre aspettare ancora un po’).

Un esempio clamoroso viene da un brevetto di qualche mese fa: consente all’assistente vocale non solo di ascoltare quello che diciamo ma anche di interpretare  il tono della nostra voce e capire di che umore siamo in modo ad adeguare il tono e il contenuto delle risposte che ci darà. Pensate di venire accolti a casa da Alexa, l’assistente di Amazon, che ci dice “giornataccia, eh”, e ci propone la musica preferita o ci invita a prenotare un viaggio scacciapensieri; oppure ci propone di acquistare e ricevere a casa in un’ora aspirine e sciroppo se ci sente starnutire o tossire.

Amazon questa tecnologia per ora si è limitata a brevettarla e non si sa quando e come la metterà mai sul mercato; così come Google ha solo brevettato un sistema in grado di distinguere le varie voci della casa, creare i profili vocali di ciascuno e dialogare in modo diverso con i genitori o i figli. Insomma, andiamo verso una umanizzazione della tecnologia affascinante ma in fondo disumana nel senso che ci pone in condizione subalterna rispetto a chi scrive gli algoritmi che governano i computer. Il giorno, ormai prossimo, in cui una macchina conoscerà in tempo le nostre emozioni e i nostri bisogni reconditi saremo apparentemente molto meno soli, è vero, ma anche infinitamente  più vulnerabili.

Come tutti gli inizi, anche questo è emozionante, ma i rischi sono parecchi.

 


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