Il non-eroe di Unicef e l'arte di stare sui social 

Il social media manager della ONG ha fatto la cosa giusta non ha fatto una cosa eroica: in tempi di post-verità le fake news si combattono dove proliferano

Il non-eroe di Unicef e l'arte di stare sui social 

Ora che tutti parlano del social media manager di Unicef che da giorni su Twitter risponde con garbo e fermezza ai violenti che insultano chi aiuta i migranti. Ora che persino Jovanotti rilancia gli articoli che lo definiscono addirittura un “eroe”. Ora che le agenzie di comunicazione ricevono dai clienti l’indicazione di stare sui social “come fa l’Unicef”. Ora è forse venuto il momento di ristabilire le proporzioni di quello che sta accadendo. I fatti. Un procuratore della Repubblica, di Catania, accusa la ONG, alcune ONG non meglio precisate, di essere in combutta con gli scafisti che gestiscono la tratta dei migranti. Gli schiavisti, li chiamerei piuttosto. Scoppia un caso politico infinito, sul quale è meglio sorvolare per carità di patria ma che non è diverso dai casi politici che in questo paese montano su tutto il resto. Sembra di vivere un derby infinito.

Ma intanto sui social le ONG, le organizzazioni non governative che si occupano di accogliere e assistere i migranti, diventano improvvisamente “brutte, sporche e cattive”. Tutte. E così il social media manager di Unicef, che si chiama Alberto e non è un ragazzino visto che ha 50 anni, decide di reagire. Come? Rispondendo agli attacchi, uno per uno, con gentilezza ma anche duramente quando serve. Lo fa per ore. Un eroe? No. Se decidi di stare sui social network, in questa piazza digitale dove siamo tutti allo stesso livello, hai due strade davanti agli attacchi che ti fanno: ignorarli, o meglio ancora bloccare gli utenti più violenti, o addirittura denunciarli se ci sono reati; oppure rispondere. Non tanto e non solo perché speri di convincere chi ti attacca, ma perchè la tua risposta serve a convincere tutti gli altri. La post verità, di cui tanto si parla, non si combatte con leggi speciali e punizioni esemplari, si combatte ogni giorno sui social standoci per davvero. Come per esempio fa ogni giorno Enrico Mentana ma su Facebook. Ne vale la pena. Il mondo è più grande di chi critica per professione, ed è migliore di quello che appare da certe timeline. La maggioranza silenziosa esiste e aspetta solo che qualcuno abbia il coraggio di essere saggio. Non a caso dopo le risposte del social media manager, Unicef ha ricevuto moltissime attestazioni di stima. 

Qui il #vivalitalia con il direttore di Unicef Italia Paolo Rozera