Il caschetto che legge le emozioni degli operai e dei piloti

Dal 2014 in Cina una dozzina di grandi aziende hanno adottato una tecnologia per misurare in tempo reale stress e concentrazione dei lavoratori. Risultato: meno errori, meno danni, più profitti. Ma se non mettiamo dei limiti finiremo col creare la Polizia del Pensiero di George Orwell

Il caschetto che legge le emozioni degli operai e dei piloti
 (Afp)
 Piloti d'aereo durante un'esercitazione di volo 

Allora è possibile sorvegliare le emozioni? Usare la tecnologia per scoprire cosa ci passa per la testa, e per il cuore? Mentre da un mese in Europa e negli Stati Uniti discutiamo con passione di privacy e della sorveglianza di massa che si può fare utilizzando i dati che disseminiamo sui social media, in Cina sono entrati in una nuova era. Dal 2014 sarebbe in corso l’utilizzo di un caschetto in grado di leggere le emozioni dei lavoratori.

Di un certo tipo di lavoratori: operai che lavorano in catene di montaggio molto stressanti; piloti di aerei o treni ad alta velocità (la tratta Pechino-Shanghai per esempio); soldati impegnati in operazioni rischiose. Insomma per tutti quei lavori in cui è richiesta una notevole concentrazione, in cui non puoi sbagliare. In cui l’errore umano è possibile ma intollerabile perché causerebbe danni e vittime. L’errore umano. Il problema in Cina lo stanno risolvendo eliminando il fattore umano: non serve introdurre robot, basta renderci meno umani. Controllare in tempo reale emozioni e concentrazione.

La tecnologia sarebbe stata sviluppata da un centro di ricerca, Neuro Cap, della Ningbo University, appena 30 anni di storia alle spalle e davvero poche informazioni disponibili in rete. Ma quel che si sa, è che questa roba già funziona: la società elettrica di Haungzhou per esempio, che l’ha adottata per i suoi 40  mila dipendenti dal 2014, attribuisce alla sorveglianza delle emozioni la crescita di 315 milioni di dollari del fatturato. Meno errori, meno danni.

Il meccanismo è questo: i dati del caschetto dell’operaio o del pilota vengono trasmessi ad un computer centrale dove un sistema di intelligenza artificiale valuta se il lavoratore è stanco, stressato o distratto così il suo responsabile può dargli un giorno di riposo e destinarlo ad un incarico meno impegnativo. All’inizio c’è stata qualche resistenza, ha spiegato il professore della Ningbo University che guida la ricerca, ma poi pare che i lavoratori hanno capito che in fondo questa sorveglianza è a fin di bene e adesso mettono il caschetto senza problemi. La medesima tecnologia, abbinata ad un riconoscimento facciale delle emozioni, viene utilizzata per fini medici in un grande ospedale di Shanghai per prevenire incidenti con pazienti problematici. Che ovviamente devono essere d’accordo.

Così come i piloti d’aereo: come passeggeri ci sentiremmo più tutelati se il nostro pilota fosse monitorato in tempo reale? Probabilmente sì. E allora perché questa storia ha una luce sinistra che rimanda alla famigerata Polizia del pensiero del romanzo di George Orwell "1984"? Festeggiare il Primo Maggio nel 2018 vuol dire anche interrogarsi su come sta cambiando il lavoro, sugli indubbi benefici della tecnologia, ma anche su tutto quello che dovremmo fare per evitare di finire dentro un angosciante film di fantascienza.

 


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