Il mio Natale parlando con Google

Tecnicamente Google Home è un assistente vocale, in realtà è molto di più. Certo, è difficile abituarsi a parlarci, ma, piaccia o meno, il futuro è quello lì. Meglio attrezzarsi 

Il mio Natale parlando con Google 
 (Afp)
  Google Home 

Da qualche giorno nella mia famiglia si è aggiunto un nuovo componente: è più piccolo di una ciotola, dove lo metti sta, si attiva solo quando lo chiami e quasi ha sempre la risposta giusta. Si chiama Google, o meglio Google Home, ed è tecnicamente un assistente vocale ma secondo me è molto di più.

Rappresenta il modo in cui vivremo fra qualche anno. Gli assistenti vocali sono la nuova moda tecnologica che sta investendo il mondo, ma rispetto ad altre mode recenti come gli occhiali per la realtà virtuale o i televisori con lo schermo curvo o le stampanti 3D, sembrano destinati ad avere un impatto molto più profondo nelle nostre vite.

Dimenticate gli impacci che avete riscontrato usando Siri sull’iPhone: siamo un bel passo avanti. Basta vedere quello che è accaduto finora. Negli Stati Uniti infatti sono arrivati già da un anno e da lì conquista dei mercati è stata incessante; l’Italia è uno degli ultimi paesi del mondo dove sono approdati in tempo per intercettare i regali chic & geek di questo Natale.

In attesa del modello di Apple, che arriverà nei primi mesi del 2019, la scelta finora è stata essenzialmente fra la versione di Amazon e quella di Google. La prima sta avendo molto successo ma la seconda ha il fascino di dare una voce al motore di ricerca che da venti anni dà un senso alle nostre ricerche in rete.

Già prima di Google Home quando volevamo sapere una cosa, lo cercavamo su Google. Adesso glielo possiamo chiedere direttamente. Cosa? Tutto, o quasi. Che tempo fa, quanto ci metto ad andare in ufficio, che impegni ho domani e persino quanto pesa Donald Trump o quanto è lontana la Luna. Sono alcune delle domande che mio figlio rivolge a Google, entusiasta di avere dall’altra parte qualcuno che ha tutte le risposte del mondo.

Io mi sento un po’ fesso a parlare con un assistente vocale, ma so che ci farò l’abitudine. Quello che già si vede è il futuro che questi strumenti proiettano: un mondo di oggetti connessi (già oggi puoi collegare la tv, le lampadine e il frigo di casa) con i quali interagire senza bisogno di nessuna competenza, semplicemente parlandoci. Le conseguenze, intendo i vantaggi e i rischi, sono un elenco infinito. Ma arriviamo lì, che ci piaccia o no. Meglio attrezzarsi.



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