A volte ritornano: la seconda vita dei Google Glass

Negli Usa entrano nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro dove servono occhiali protettivi e dove è necessario avere informazioni in tempo reale sulla produzione, tenendo le mani libere.

A volte ritornano: la seconda vita dei Google Glass
GOOGLE / AFP 
 I Google glasses

Si sa come vanno certe cose. Le dai per morte e sepolte ma a volte ritornano. E’ il caso dei Google Glass. Uno dei prodotti tecnologici più attesi, strombazzati e a un certo punto, va detto, spernacchiati.

Era il 2012 e sembrava che dovessero cambiare il mondo, che a un certo punto tutti saremmo andati in giro con questi occhialoni con telecamerina e schermo collegato alla rete dove vedere informazioni aggiuntive in tempo reale delle cose che stavamo guardando, magari anche delle persone. Sembrava che un giorno tutti saremmo andati in giro dicendo “Ok Glass” per dare ai nostri occhiali il comando di aprire o chiudere una app.

E invece no. Non è andata così, c’era la tecnologia per fare certe cose, ma non c’era il mercato, non c’era la domanda. Chi li indossava non si sentiva figo, ma ridicolo. E così un giorno del gennaio 2015 Google ha annunciato che i Google Glass uscivano dal mercato: grazie per aver esplorato con noi, c’era scritto sul sito ufficiale. E poi una frase che oggi assume un altro significato: “il viaggio non finisce qui”.

Il viaggio non è finito in effetti. Così oggi si scopre che i Google Glass hanno finalmente trovato la loro strada: chiuso il progetto “explorer” per gli appassionati di gadget, è iniziata la fase “enterprise” per la aziende. Ebbene sì, negli Stati Uniti i Google Glass sono entrati nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro dove usare degli occhiali protettivi non è strano anzi è obbligatorio, e dove tutto quello che vorresti è poter avere informazioni in tempo reale sulla produzione ma tenendo le mani libere. E dire “Ok Glass” quando hai finito il tuo compito. Non è più neanche realtà aumentata, come si diceva allora: è realtà assistita. E stavolta ha un senso.