Dove nasce la passione di chi corre per la tecnologia

Non tutti i geek sono runners (che oggi festeggiano la loro giornata mondiale), ma moltissimi runners sono geek. E non è un male: la tecnologia ci aiuta a conoscerci e in definitiva, usata bene, ci indica la strada per stare meglio

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DONALD MIRALLE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP
Runners

Nel luglio del 2009 la rivista della Silicon Valley, Wired, uscì con una storia di copertina mai vista prima. In primo piano un runner, un appassionato di corsa insomma, con indicati alcuni parametri vitali, tipo la pressione, il metabolismo, il glucosio, la massa grassa, la potenza aerobica; e in secondo piano una runner che in più aveva gli auricolari collegati ad un oggetto fissato all’avambraccio, un oggetto che oggi non esiste più, un iPod, il papà dell’iPhone.

Se i soggetti della copertina erano strani per un magazine dedicato all’innovazione digitale, il titolo era perfettamente in linea: Living by Numbers. Vivere attraverso i numeri. Ovvero: registra i tuoi dati, analizza i risultati, ottimizza la tua vita. Quella copertina era in realtà la storia di un matrimonio: quello fra i runners e la tecnologia. Sono trascorsi dieci anni e il matrimonio prosegue felicemente.

Fotografare l’inizio ci aiuta a capire come è scoccata la scintilla e perché dura. Intanto erano accadute due cose: la prima era stata l’arrivo - nel 2007 - dell’iPhone cioè di un telefonino che non era più solo un telefonino e nemmeno uno strumento per mandare le email, ma quasi una nostra protesi, la porta di ingresso nel mondo digitale, un mondo fatto di app. La seconda era stata l’intuizione di Nike di creare un gadget, davvero rudimentale, con il quale monitorare le nostre corse e trasmettere i dati in tempo reale al telefonino. Un embrione di wereable computer.

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L’idea, anzi la filosofia che c’è dietro è il Quantified Self, cioè l’automonitoraggio in tempo reale di quanti più possibili parametri vitali per vivere meglio. Quando questo movimento nasce, attorno al 2008, naturalmente in California, si scopre che chi va pazzo per la corsa e chi va pazzo per i computer non appartengono a due universi separati, ma hanno moltissimi punti di contatto. Passioni comuni. Ne elenco alcune: trasformare noi stessi e il nostro benessere in una formula e tradurre ogni cosa in un algoritmo; esplorare un luogo in solitudine e navigare da soli la rete del web; epperò correre con gli altri le maratone e partecipare in gruppo agli hackathon con gli sviluppatori di app; registrare i risultati di ogni allenamento per migliorarsi, e registrare i risultati di un videogame per salire di livello; cercare ogni volta le scarpe più tecnologiche, cercare ogni volta i computer più potenti; infine riempirsi di nuovi gadget, per correre meglio e per stare davanti al pc.

Non tutti i geek sono runners, ma moltissimi runners sono geek. E non è un male: la tecnologia ci aiuta a conoscerci e in definitiva, usata bene, ci indica la strada per stare meglio.



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