Perché i fact-checkers non si devono arrendere

A Roma è riunita la community internazionale dei fact-checkers, Facts Matter. Alcuni dei loro progetti più interessanti per raccontare come cercano di riportare al centro del dibattito pubblico i fatti, una sfida importante e complicata

Perché i fact-checkers non si devono arrendere 

Sono arrivati a Roma da paesi vicini e lontanissimi e staranno qui per tre giorni per ricordarci che, in un mondo di opinioni infondate e di bugie affascinanti, Facts Matter, i fatti contano. La verità conta (nostro slogan dal 19 novembre 2016, quando inaugurammo una rubrica quotidiana di fact-checking con Pagella Politica).

Sono i fact-checkers, i controllori delle affermazioni, soprattutto dei politici, ma non solo (per esempio sta andando fortissimo un progetto che tenta di fare fact-checking anche nel fintissimo mondo del gossip, soprattutto Hollywood, GossipCop). Oggi li ho osservati, uno per uno. Sono giovani ma non tutti, ci sono tantissime donne, molti sono giornalisti, altri ricercatori. Hanno una missione quasi impossibile. Sono in prima linea contro le famose fake news, che come abbiamo detto tante volte non sono nate con Internet, sulle bugie i Greci hanno vinto la guerra di Troia ed è caduto l’Impero romano. Ma certamente con Internet ed i social è diventato molto più facile produrle e diffonderle, le bugie. Mai nella storia dell’umanità è stato così facile raggiungere 100 milioni di persone in un attimo: bastano 200 euro, è stato calcolato.

E così le bugie volano; noi ci crediamo, perché è dimostrato che crediamo più facilmente a qualcosa che conferma i nostri pregiudizi (confirmation bias); e i fact-checkers, pazienti, testardi, ottimisti, tentano di svuotare questo mare di parole in libertà con un cucchiaio. Di riportare al centro i fatti.

Sono riuniti in una scuola sull’Aventino e sono tantissimi. Più di 200. E ognuno porta sul palco una storia di resistenza civile alle bugie imperanti. In Ucraina pubblicano ogni mese una classifica dei politici più bugiardi (voxCheck); in Spagna va fortissimo un sito (Maldito Bulo) che parte dall’assunto che rettificare una falsità non è sufficiente, e combatte le bufale con le stesse armi e quindi quando ne scopre una diffonde sui social immagini virali con sopra la scritta cubitale “Balla!”; in Iran c’è un coraggioso strumento che monitora lo stato di avanzamento delle promesse del governo, il Rouhani Meter; in Myanmar si sono concentrati solo sulla balle che girano su Facebook, invitandoti già dal nome a pensare prima di fidarti, Think Before You Trust; infine in Francia si stanno specializzando sul settore emergente, quello dei video falsi, in cui ad un personaggio famoso vengono fatte dire o fare cose mai dette o fatte (AFP Factuel).

Il giovane leader di questa bellissima community è Alexios Mantzarlis, che dopo aver fondato Pagella Politica in Italia, si è trasferito in Florida, al Poynter Institute, che è un po’ il motore di tutto questo. “Il fact-checking sta crescendo!”, ha esultato fra gli applausi aprendo i lavori del quinto summit. E ha ragione. La sala era gremita e dopo la sua introduzione le storie che abbiamo ascoltato lo confermano. Sta crescendo, ma non sta vincendo, questo va detto. La verità conta ma non interessa, mi ha detto qualcuno oggi. E’ vero, per ora. E’ una sfida complicata. E io non so se i fact-checkers cambieranno davvero il mondo, se riusciranno a far capire a tutti che i fatti contano, ma so da che parte deve stare chi ha a cuore il futuro del mondo.



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