Cosa può, anzi, deve fare Facebook per le prossime elezioni

"L'ho visto sui social" è il nuovo "lo ha detto il tiggì": la piattaforma di Zuckerberg è la seconda fonte di informazioni per gli italiani, preferita da una persona su due fra giovani e adulti. Visto quello che è accaduto negli Stati Uniti (con le interferenze russe sul voto), meglio prevenire 

Cosa può, anzi, deve fare Facebook per le prossime elezioni

Si avvicinano le elezioni politiche, fra qualche mese si vota. E c’è un tema che andrà affrontato: che ruolo possono e debbono avere i social network e le piattaforme digitali? Non si tratta di mandare qualche tweet acchiappa elettori o fare qualche video sperando che diventi virale. La questione è più delicata e pericolosa. Basta guardare a quello che è accaduto un anno fa negli Stati Uniti. La settimana scorsa un vice presidente di Facebook ha consegnato al Congresso circa tremila inserzioni pubblicitarie che una non meglio precisata agenzia russa aveva comprato per influenzare la corsa alla Casa Bianca e segnatamente danneggiare Hillary Clinton. Parliamo di inserzioni di post che promuovevano argomenti divisivi e che avrebbero favorito il candidato di destra (e che sono stati visti da dieci milioni di elettori, un numero rilevantissimo visto il risultato finale del voto - ma va detto che un numero consistente ha visto quei post dopo che le elezioni si erano svolte). Naturalmente chi ci cliccava sopra e li condivideva non aveva idea che dietro ci fosse una agenzia russa - ma il fatto che pagasse in rubli avrebbe dovuto allertare qualcuno a Menlo Park. E invece lo stesso Mark Zuckerberg, il gran capo di Facebook, questa cosa l’ha scoperta solo recentemente, un ritardo che gli è costato scuse pubbliche e l’impegno ad assumere mille persone per controllare le inserzioni, visto che gli algoritmi non bastano evidentemente. Altre mille persone se non sbaglio erano la task force che Facebook annunciò di aver messo in campo per vigilare sulla regolarità delle elezioni tedesche. Dove tutto è andato bene, infatti.
Per l’Italia per ora una simile soglia di attenzione non è prevista. Eppure proprio qui servirebbe. Nel Rapporto che il Censis ha appena pubblicato sulla comunicazione c’è un dato clamoroso: nella classifica dei mezzi usati per informarsi al primo posto ci sono i telegiornali (prediletti da sei italiani su dieci), seguiti da Facebook che è al 35 per cento, ma che sfiora la metà della popolazione nella fascia di età che va dai 14 ai 44 anni. Per rendersi conto dell’enormità del cambiamento in corso, i quotidiani cartacei sono inchiodati al 14 per cento e la loro versione online al 10. Insomma, l’ho letto o visto su Facebook è il nuovo “l’ho visto al tiggì”. Per questo Facebook Italia dovrebbe prendere molto sul serio le prossime elezioni.

 



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