Così Sanremo ha zittito anche la campagna elettorale

Politici muti, nessuna dichiarazione forte per non sfidare lo share stellare del Festival

Così Sanremo ha zittito anche la campagna elettorale
  RavagliFoto
A Sanremo 2018 Fiorello con Claudio Baglioni 

Saranno solo canzonette, ma hanno già zittito la politica italiana. Il Festival di Sanremo ha fatto piazza pulita della campagna elettorale in tv, sostituendo le note alle promesse e il televoto ai sondaggi.

Con l’unica eccezione di Giorgia Meloni che ha accettato l’invito di Di martedì e di Pierluigi Bersani, che mercoledì ha sfidato la corazzata canora e si è presentato negli studi di Retequattro alle 20,30, per gli altri leader sembra che la regola sia ‘non disturbare il cantautore’. I tradizionali talk show del martedì e del giovedì non sono riusciti ad attrarre i big ed hanno dovuto apparecchiare trasmissioni con le cosiddette seconde file.

I leader più coraggiosi si arrischiano a sbucare dagli schermi solo fino alle sette di sera,  lasciando agli italiani il tempo per una cena in famiglia senza intrusi e per la visione del Festival. Il timore di essere battuti dallo share record che sta incassando la kermesse è troppo forte e nessuno si azzarda a sfidare la leadership istrionica di Fiorello, la capacità di emozionare di Claudio Baglioni e l’allegria contagiosa e affascinante di Michelle Hunziker. Ecco allora che le interviste, le apparizioni, i dibattiti hanno il coprifuoco fissato al tardo pomeriggio.

Ma se tutti rifuggono dallo sfidare la musica, molti cercano di attirare su di sé la luce riflessa del palco dell’Ariston. Il più presenzialista sarà Matteo Salvini, che ha ottenuto l’invito dal presidente della regione Liguria Giovanni Toti e siederà con la fidanzata Elisa Isoardi in prima fila nella serata di venerdì. Ma il primo a commentare il festival è stato Matteo Renzi, che già la prima sera aveva tuittato il suo entusiasmo per Fiorello: “Ha già vinto lui, dai”, “oggettivamente il numero uno”.

A stretto giro, Luigi Di Maio, definito dallo showman ‘il toy boy di Orietta Berti’, aveva incassato la definizione ironica: “lo prendo come un augurio”. Anche Pietro Grasso ha messo a frutto la citazione scherzosa del suo partito. Unica ad avere un endorsement chiaro e tondo è stata Emma Bonino, che si è vista fare una dichiarazione di voto esplicita da Ornella Vanoni. E dopo qualche tentennamento alla Nanni Moretti, il ministro Carlo Calenda ha ceduto al richiamo nazionalpopolare e si è spaparanzato sul divano: “Vabbeh ho capito. Sembro uno snob del cavolo. Quindi adesso mi guardo Sanremo”.

Il dialogo tra politica e musica, continuerà dunque fino a sabato, quando si saprà quale sarà la canzone che ci accompagnerà e tormenterà per tutta la primavera. Ma da domenica il volume delle note diminuirà per far tornare nuovamente in televisione programmi elettorali, dibattiti e previsioni. La pausa leggera è stata comunque apprezzata da quasi metà del Paese, dicono dall’Auditel. Poi ancora tre settimane di campagna elettorale e infine le urne sostituiranno il telecomando. 



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