Qual è la vera posta in gioco in Sicilia

Mentre il Pd si disimpegna, Di Maio e Berlusconi avranno modo di testare la loro leadership

Qual è la vera posta in gioco in Sicilia

Silvio Berlusconi e Luigi Di Maio si giocano molto di più, in queste elezioni siciliane, della vittoria della presidenza della Regione per i loro candidati. Sui rispettivi fronti, oltre a guadagnarsi l'abbrivio per veleggiare verso le elezioni politiche di primavera in prima fila, entrambi testeranno la propria leadership: nuova e quindi da confermare per il grillino, ventennale e quindi da puntellare per il presidente azzurro.

Il M5s si gioca ancora una volta a livello locale il consolidamento come forza che può aspirare a vincere e governare. Per questo tutto lo stato maggiore del partito è sceso in Sicilia nell'ultima settimana di campagna elettorale per sostenere Giancarlo Cancelleri. Berlusconi spera in una vittoria di Nello Musumeci e della lista di Forza Italia a lui collegata per riprendersi la guida del centrodestra e limitare le ambizioni di Matteo Salvini. Non a caso la cena di pace tra il Cavaliere, il leader leghista e Giorgia Meloni, frettolosamente organizzata, è stata altrettanto frettolosamente derubricata da molti come un rapido brindisi. Scarso è apparso l'entusiasmo, pochi i punti di convergenza condivisi. Ma la legge elettorale, che oggi è stata firmata dal capo dello Stato nonostante le proteste Grillini e della sinistra, spinge a unire le forze.

La rinascita della coalizione di centrodestra, quindi, appare come un passaggio già scritto, e dal voto siciliano dipenderà in gran parte la scelta su chi la guiderà. Sullo sfondo resta il PD che si è disimpegnato nella competizione siciliana temendo già in questi giorni una sconfitta. Proprio per recuperare in fretta un'immagine appannata dalla batosta Matteo Renzi ha accettato al volo il confronto che si dovrebbe tenere martedì con Luigi Di Maio. Una scelta questa che non tutti nel Movimento 5 Stelle hanno capito: il possibile vincitore o secondo piazzato, in base alle regole della comunicazione politica, non dovrebbe mai legittimare il terzo arrivato. La partecipazione al confronto sarà invece balsamo per Matteo Renzi che così avrà modo di tornare sui temi concreti, a partire dalle banche su cui non intende mollare la presa, e gli permetterà di evitare, con una mossa del cavallo, quelle critiche che già da oggi alcuni big del PD si preparano a muovergli dopo il quasi certo flop siciliano. Domani si rispetterà il silenzio elettorale e domenica in Sicilia si voterà, ma il risultato varrà molto di più di quanto non diranno i numeri. 



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