Le ultime ore di fuoco nel Pd: quali restano i nodi da sciogliere per le liste

I nomi, le trattative e come funzionano le discussioni tra le correnti nel partito di Matteo Renzi 

Le ultime ore di fuoco nel Pd: quali restano i nodi da sciogliere per le liste
 (Afp)
 Matteo Renzi, segretario del Partito democratico

Roberto Giachetti getta il guanto di sfida: mi candido solo nell'uninominale a Roma, casa mia, rinuncio al paracadute proporzionale. Certo per lui, che ha fatto un lungo sciopero della fame per ripristinare il Mattarellum, la scelta è logica e coerente. Ma alzando un po' la tenda di riserbo che è calata sulla sede del Pd, si capisce che la decisione del vicepresidente della Camera nasce dal clima arroventato che si respira a poche ore dalla presentazione delle liste dei candidati. 

La riunione della direzione del partito, che deve dare l'ok alle liste proposte da Matteo Renzi, era stata convocata alle 10,30 di venerdì ma è slittata al pomeriggio. La motivazione ufficiale è la contemporaneità con una cerimonia istituzionale, l'inaugurazione dell'anno giudiziario alla Corte di Cassazione. Pochi ci credono e vedono nello slittamento la difficoltà di chiudere la quadra su tutti i nomi. Ma qualcuno sa che potrebbe essere vero: alla cerimonia è atteso anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, capofila della minoranza Pd. Senza il suo sì in direzione, le liste nascerebbero zoppe. 

I nodi ancora da sciogliere nelle liste del Pd

La maggiore difficoltà a chiudere gli elenchi dei candidati sta tutta nei sondaggi: con il 25% circa previsto, i dem alla Camera potrebbero essere circa 160, la metà esatta degli attuali deputati Pd. Un deputato su due sa già che non sarà confermato, ma la percentuale sale a uno su tre se si contano i posti da lasciare liberi, in collegi sicuri, per new entry decise dal segretario, come Giuliano Da EmpoliTommaso Nannicini, consiglieri politico ed economico di Renzi. E poi per altri esponenti di spicco da Lucia Annibali a Paolo Siani. E infine per gli alleati, da Pierferdinando Casini a Riccardo Nencini, da Emma Bonino a Beatrice Lorenzin.

L'altro corno del problema che ritarda la chiusura delle liste è il rapporto tra le diverse anime del partito. Le minoranze, di Orlando e di Michele Emiliano, sono in subbuglio e minacciano tempesta. Ma anche le altre componenti del partito non stanno tranquille. Le notizie che giungono dalla sede Nazareno parlano di tagli eccellenti, da Cesare Damiano a Beppe Fioroni, da Ermete Realacci a Luigi Manconi. Nonostante appelli, lealtà e pacchetti di voti portati in dote.

Il vero nodo sta tutto nella modalità del tutto nuova imposta da Matteo Renzi per decidere le candidature. Stop alle lunghe e fumose riunioni notturne, con corredo di urla e sbattimenti di porte; ora la scena si è spostata nella stanza del segretario Pd a cui sono ammessi in permanenza solo pochi big, da Luca Lotti a Lorenzo Guerini, da Ettore Rosato a Maurizio Martina. Gli altri fuori, in corridoio ad attendere la chiamata. 

Come funzionavano i tavoli 'prima', come Renzi li fa funzionare ora

Negli anni passati e negli altri partiti, ogni corrente aveva al tavolo delle candidature un suo rappresentante, che lotta con le unghie e coi denti per strappare un posto in più in lista e pesare dunque di più in futuro. Maestro leggendario di queste trattative, nel Pd, era Franco Marini, forte del suo passato da sindacalista.

Ma Renzi non ama i tira e molla con le correnti e dopo una prima riunione con i segretari delle regioni, ha convocato uno a uno i diretti interessati e ha proposto loro un numero di posti, alcuni certi altri difficili. Nessuno ha saputo cosa è stato proposto all'altro. La posizione di forza del leader del partito è indubbia, ma ha creato non poche frizioni.

Resta poi l'ultimo tassello, che si vena di giallo come in una classica spy story. Alcuni collegi sono contendibili, sapere chi si ha difronte come avversario è fondamentale. Se questo si somma al tentativo di Pd e Leu di non farsi troppo del male a vicenda, si scopre tutta una serie di messaggi segreti tra peones e big dei partiti, un vero e proprio controspionaggio parallelo, per sapere chi correrà nelle liste altrui e dove.

Le ultime ore sono sempre le più caotiche, per chi scrive le liste e per le anime in pena che aspettano di sapere se potranno sperare di diventare parlamentare della Repubblica. L'unica cosa certa è che entro venerdì sera i giochi saranno fatti.



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