Renzi lancia la mozione dell'orgoglio dem e vieta il catenaccio

Matteo Renzi ha parlato in conclusione della Conferenza programmatica del Pd: non passi indietro, niente scuse, ma chiede al partito di essere unito per le elezioni

Renzi lancia la mozione dell'orgoglio dem e vieta il catenaccio
 (afp)
 Matteo Renzi

"No a veti nei confronti di Mdp ma neanche ai veti nei confronti del centro". Alla Conferenza programmatica del Pd che si è conclusa a Portici arriva "la totale e trasparente disponibilità" di Renzi, applaudita da tutti le anime dem, a parlare di una alleanza ampia. Ma tra le righe di questo passaggio si legge anche l'intenzione di respingere nettamente la tesi seconda la quale il 'federatore' di un centrosinistra non può essere lui. Anzi. I non renziani del Pd guardano a Gentiloni‚Äč per questo ruolo. "Giocheranno - mette in conto un fedelissimo dell'ex premier - sulla sconfitta in Sicilia. Diranno che si è determinata per le spaccatura a sinistra e che quindi per le Politiche serve un'altra figura per palazzo Chigi". 

Non escluse le primarie di coalizione

Tra i renziani si sottolinea anche che la strada delle primarie di coalizione non è esclusa, resta sullo sfondo, se dovesse essere Pisapia a portare avanti la richiesta la porta potrebbe anche aprirsi. La premessa del segretario però è che la questione non è chi tra i dem andrà al governo ma se a guidare il Paese sarà il Partito democratico o altre forze politiche. Tuttavia l'ex premier mette i puntini sulle i rispondendo a chi continua a sottolineare la necessità di evitare un Pd isolato: ok ad "una coalizione ampia, inclusiva e plurale", "nessun veto né risentimenti o rancori" verso il passato, "andiamo sopra gli insulti" ma - questo la sua posizione - "non rinunceremo alle nostre idee.

Nessuna scusa, nessun passo indietro

Dunque nessuna volontà di chiedere scusa "perché abbiamo creato posti di lavoro", non c'è alcuna intenzione di correzioni di rotta sulla Ue perché "noi vogliamo più Europa ma non quella della tecnocrazia e della bruocrazia".

Nessun passo indietro su Bankitalia perché "per 15 anni c'è stato un intreccio perverso tra interessi aziendali, questioni editoriali, dinamiche politiche e vigilanza bancaria e noi siamo dalla parte dei risparmiatori".

Nessuna sconfessione sulla fiducia sulla legge elettorale: "Dispiace per la decisione di Grasso ma non è un atto di violenza".

Nè tantomeno sulla riforma dei vitalizi che - questo l'auspicio - sarà approvata al Senato "senza modifiche" dopo la legge di Bilancio.

Anzi l'imperativo è avanti tutta. Giocare non con il catenaccio, perché "altrimenti qualche gol lo prendiamo". E soprattutto "rivendicare con orgoglio quanto abbiamo fatto": è il Pd che ha portato l'Italia "fuori dalla crisi", è il Pd che ha ridotto le tasse non il centrodestra, sottolinea l'ex presidente del Consiglio che rilancia la necessità di ridurre la pressione fiscale alle imprese, sul lavoro e alle famiglie, e apre al salario minimo, "non è una nostra proposta ma siamo per discuterne". E serve "unità", evitando "le baruffe quotidiane" perché "più prenderà voti il Pd e più sarà lontano un governo di larghe intese".  Durante un intervento durato poco più di un'ora l'ex premier non fa accenni allo ius soli (dirà poi sul treno che il Pd è pronto a votare la fiducia se il governo andrà in questa direzione), attacca M5s ("anche la multa a Torino è colpa di Fassino?") e Lega ("Quando scende a valle ruba più degli altri") ma anche chi si permette di dire che il Nazareno ha intenzione di sposare toni da opposizione. 

"Non toni da populisti, ma da quelli che vogliono vincere i populisti"

Porre temi come quello del fiscal Compact "non è da populisti ma da quelli che vogliono vincere contro i populisti". Renzi in ogni caso evita polemiche, "sì ad una discussione sui contenuti" in quanto "serve una coalizione ampia, inclusiva e plurale". Ma - questa l'aggiunta - "per le prossime elezioni sono più importanti i voti dei veti" e "fuori dal Pd non c'è la rivoluzione socialista ma Salvini e Di Maio".  La parte del 'poliziotto cattivo' tocca a Orfini: "Il nostro segretario - dice dal palco l'esponente dem - lo scelgono gli elettori. Non viene scelto attraverso la somma di partiti che non hanno voti e mettono veti. Non viene scelto dai brillanti endorsment di qualche editorialista". 
Il presidente Pd invia messaggi chiari: "è il momento in cui bisogna abbandonare lo sport di criticare chi porta avanti una leadership. Io faccio fatica a trovare una sintesi con chi ci critica di aver creato posti di lavori". Passa poco più di un'ora e Speranza chiude: "Renzi è un disco rotto". 



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