Perché Mattarella vuole che Conte sia davvero autonomo

Il Colle cerca di difendere le prerogative del presidente del Consiglio incaricato dalla forte, prevedibile influenza dei due leader che lo sostengono. Mentre prosegue il braccio di ferro sul nome di Paolo Savona per l'Economia

Perché Mattarella vuole che Conte sia davvero autonomo

Preoccupazione per il merito, irritazione per il metodo. Sergio Mattarella, dopo giorni di indiscrezioni su un braccio di ferro sul nome di Paolo Savona al ministero dell'Economia, alza la voce e lascia trapelare che il can-can scatenato su quella casella non gli piace e ottiene una correzione di rotta nei toni dei leader politici, a cominciare da Matteo Salvini, anche se non è certo che la correzione dei toni porti con sè anche un cambio in corsa di qualche nome dato finora per certo.

Al Quirinale non sono piaciute le mille dichiarazioni di questi giorni sui ministri. Non solo per gli effetti sui mercati dell'annuncio di una figura letta come euroscettica​, ma soprattutto per Il capovolgimento dei tempi e quindi delle prerogative di premier e Capo dello Stato.

Il vero problema, infatti, spiegano al Colle, non sono i possibili ma mai ufficializzati veti del Quirinale su alcuni nomi di futuri ministri, ma i diktat espressi invece a piena voce per convincere il presidente del Consiglio incaricato e il presidente della Repubblica ad accettare nomi imposti da Lega e M5s.

Lo scudo del Quirinale

Sergio Mattarella ha alzato dunque uno scudo per rafforzare il premier incaricato e aiutarlo a conquistare quella autonomia che prescrive la Costituzione, rovesciando il ragionamento portato avanti in questi giorni: non è il Presidente che mette veti, poichè è sua prerogativa nominare i ministri che gli vengono proposti dal premier; piuttosto sono diktat quelli dei partiti che cercano di imporre nomi al premier e al Presidente.

Ieri Luigi Di Maio aveva sottolineato il profilo autonomo di Conte. Ma oggi Matteo Salvini aveva confermato il suo sostegno a Paolo Savona. E nel primo pomeriggio, mentre il premier incaricato era riunito alla Camera per svolgere le sue consultazioni, i due leader di Lega e M5s hanno tenuto una lunga riunione con al centro la composizione della squadra di governo.

Nessun veto, ha fatto trapelare il Quirinale, il vero tema all'ordine del giorno non è quello di presunti veti ma, al contrario, quello dell'inammissibilità di diktat nei confronti del Presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica nell'esercizio delle funzioni che la Costituzione attribuisce loro.

Come già fece lunedì con le delegazioni M5s e Lega e ieri con Conte, Sergio Mattarella ha voluto oggi ricordare che la Costituzione prevede un ruolo autonomo e autorevole per il premier e all'articolo 92 recita che "il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri". Per il Quirinale, dunque, la Carta, a cui il Presidente si attiene in modo scrupoloso, prevede scelte condivise tra presidente del Consiglio e Capo dello Stato sulla scelta dei ministri. La preoccupazione del Colle è dunque che si limiti l'autonomia del presidente del Consiglio incaricato e del presidente della Repubblica nell'esercizio delle rispettive prerogative istituzionali.

Perché Mattarella vuole che Conte sia davvero autonomo
Foto di: Cristiano Minichiello / AGF 
  Matteo Salvini (Agf)

Dal 'diktat' al 'suggerimento'

Dopo qualche incertezza, i toni di Salvini, Di Maio e Conte hanno mostrato che il messaggio dal Colle è arrivato forte e chiaro. Matteo Salvini ha derubricato l'aut aut su Savona a suggerimento, il leader pentastellato ha ricordato che i nomi dei ministri li decidono premier e presidente (anche se nel M5s qualcuno ha mugugnato per il richiamo) e lo stesso premier ha spiegato che quelle che porterà al Colle saranno proposte.

E domani Conte si incontrerà con il governatore di Bankitalia, con la segreta speranza di molti, non solo al Colle, che da Ignazio Visco possa arrivare qualche ascoltato consiglio.

La preoccupazione di Mattarella riguarda quindi il metodo, ma anche il merito, perché non sono sfuggite le fibrillazioni dei mercati ogni volta che è emersa la volontà della Lega di indicare il nome di Paolo Savona per il Mef. Già mercoledì il Capo dello Stato aveva raccomandato a Conte di salvaguardare, insieme alla sicurezza finanziaria agli italiani, anche la fiducia dei mercati nella credibilità del nostro Paese.

Domani comunque il nodo dovrà venire al pettine, Conte potrebbe discutere con Salvini e Di Maio la composizione dell'esecutivo e successivamente il premier incaricato porterà la sua proposta a Mattarella. Sarà lui a nominare i ministri, come prevede la Carta, e si capirà se il cambio di rotta nei toni di Salvini e Di Maio ha solo rimesso in fila i passaggi costituzionali o se ha portato anche a un ripensamento sui ministri. Di certo c'è che ormai siamo agli sgoccioli: l'obiettivo di tutti, infatti, è di riuscire a giungere a lunedì, quando riapriranno le borse, con il governo già in carica, pronto a presentarsi alle Camere per la fiducia.



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